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Mercoledì, 20 ottobre 2021 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Distacchi transnazionali di competenza del Comitato regionale per i rapporti di lavoro

L’Ispettorato del lavoro chiarisce gli ambiti per i ricorsi avverso i verbali sanzionatori in materia di lavoro

/ Mario PAGANO

Giovedì, 14 ottobre 2021

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Il Comitato regionale per i rapporti di lavoro è competente in materia di distacco transnazionale privo di requisiti nonché di collaborazioni etero-organizzate.
Sono questi due degli aspetti più interessanti che emergono dalla nota n. 1551/2021, con cui l’Ispettorato nazionale del lavoro (INL) ha esaminato i profili operativi dei ricorsi ex art. 17 del DLgs. 124/2004, fornendo indicazioni ai propri uffici territoriali, finalizzate a garantire l’uniformità di comportamento da parte dei vari Comitati.

Si ricorda che tale tipologia di ricorso risulta essere il principale e più diffuso mezzo di gravame, avverso i verbali di accertamento in materia di lavoro e legislazione sociale.
Lo stesso viene presentato avanti al Comitato per i rapporti di lavoro, istituito presso le sedi degli Ispettorati interregionali del lavoro (4 in tutta Italia, che attraggono i ricorsi formulati avverso gli atti emessi da ciascun Ispettorato territoriale del proprio ambito di competenza), di norma presieduto dal Direttore dell’Ispettorato interregionale del lavoro e composto anche dai Direttori regionali di INPS e INAIL. I presupposti sono dati dal tipo di organo accertatore e, soprattutto, dalla materia oggetto di impugnazione.

Proprio riguardo tale ultimo aspetto il verbale può essere soggetto a gravame unicamente laddove l’accertamento riguardi la sussistenza ovvero la qualificazione del rapporto di lavoro.
Sul punto, la nota in commento, integrando quanto già spiegato dall’Ispettorato con circ. n. 1/2019, circoscrive con maggior dettaglio le due ipotesi in questione, finendo per comprendervi anche ulteriori importanti fattispecie patologiche.

Con riguardo al concetto di sussistenza, l’Ispettorato sottolinea come lo stesso vada direttamente ricondotto a tutte quelle ipotesi in cui è in discussione l’esistenza stessa del rapporto lavorativo oggetto di accertamento. Tipico è ovviamente il “lavoro sommerso”, ma i medesimi presupposti esplicitati dall’INL possono essere rinvenuti anche nelle fattispecie di disconoscimento del distacco transnazionale.
Ciò in quanto, spiega la nota, per effetto dell’art. 3 comma 4 del DLgs. 136/2016, “il lavoratore è considerato a tutti gli effetti alle dipendenze del soggetto che ne ha utilizzato la prestazione”.

In altre parole, in ragione dell’assenza dei requisiti, che la normativa prescrive per una genuina operazione di distacco transnazionale, vi è la costituzione di un nuovo rapporto di lavoro che passa ope legis dal distaccante all’effettivo utilizzatore.

Diversamente, non è soggetto a gravame l’appalto illecito, sanzionato amministrativamente ai sensi dell’art. 18 comma 5-bis del DLgs. 276/2003, posto che in tali circostanze il rapporto resta in capo allo pseudo appaltante e sarà eventualmente onere del lavoratore agire giudizialmente per vedersi riconosciuto un rapporto lavorativo con il committente.

L’assenza di un effettivo rapporto lavorativo è presupposto per il gravame al Comitato nell’ambito della “sussistenza” anche delle ipotesi di disconoscimento (con riconduzione al lavoro subordinato) del tirocinio che non si può considerare un vero e proprio rapporto di lavoro, ma un percorso formativo.

Sono da ritenersi rientranti nel concetto di qualificazione del rapporto, invece, tutte quelle fattispecie patologiche nelle quali il personale ispettivo, senza mettere in discussione l’esistenza di una prestazione lavorativa, ne ritengono errata la tipologia contrattuale, scelta dal datore di lavoro.
È il caso di tutte quelle attività solo formalmente rientranti nel mondo dell’autonomia o della parasubordinazione (lavoro autonomo occasionale ex art. 2222 c.c. e co.co.co.; prestazioni rese da lavoratori autonomi iscritti nel Registro delle imprese o all’Albo delle imprese artigiane; lavoro reso dai famigliari) rispetto alle quali il personale ispettivo ha verificato la presenza di chiari indici di subordinazione.

Allo stesso modo si può parlare di qualificazione nei casi di apprendistato e di lavoro a chiamata, privi dei requisiti di legittimità nonché per le collaborazioni etero-organizzate, sebbene in tale ultimo caso non si sia in presenza di una vera e propria riqualificazione in chiave di subordinazione, ma di un’estensione ex art. 2 del DLgs. 81/2015 della disciplina del lavoro subordinato.

Si ricorda, infine, che il ricorso va presentato entro 30 giorni da quando il verbale acquista valore di notifica di illecito amministrativo e che il Comitato ha 90 giorni di tempo per decidere, scaduti i quali si forma un silenzio rigetto.
L’INL, tuttavia, ammette la possibilità di decidere ugualmente anche oltre tale soglia ma entro, comunque, un arco temporale ragionevolmente contenuto.
Un’ipotesi, a parere di chi scrive, verosimilmente destinata a decisioni di accoglimento che, se pur tardive, risultano comunque opportune.

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