La somma incamerata a titolo di caparra confirmatoria può integrare dichiarazione infedele
Secondo la Cassazione – sentenza n. 23837 depositata ieri – il reato di dichiarazione infedele, ai sensi dell’art. 4 del DLgs. 74/2000, può riferirsi anche ai casi in cui non venga correttamente dichiarata la percezione di un caparra confirmatoria.
I giudici di legittimità richiamano in proposito la giurisprudenza civile in materia di caparra e di clausola penale correlate alla stipula di un contratto preliminare (Cass. nn. 17868/2021, 7340/2020, 10306/2015).
Nel caso di specie, viene affermato che la somma incamerata dall’imputato costituiva il risarcimento della perdita di proventi che, per loro natura, avrebbero generato redditi tassabili per un soggetto privato, con il conseguimento di una plusvalenza ai sensi dell’art. 67 del TUIR.
Viene così confermata la confisca, sebbene il reato in questione sia stato dichiarato prescritto in sede di appello. Ciò risulta ammissibile in quanto la confisca avente a oggetto del denaro viene considerata confisca diretta del profitto (cfr. Cass. SS.UU. nn. 10561/2014 e 31617/2015).
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