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Venerdì, 10 aprile 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Perdite del 2014 integralmente compensabili fino al 2017 per i soggetti IRPEF

Il regime che limita la deducibilità all’80% dei redditi conseguiti nel periodo d’imposta si applica per l’importo residuo «riportato a nuovo» nel 2018

/ Gianluca ODETTO e Salvatore SANNA

Mercoledì, 25 marzo 2020

Con la risposta a interpello n. 94, pubblicata ieri, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sull’applicazione del “nuovo” art. 8 del TUIR sul riporto delle perdite da parte dei soggetti IRPEF nella circostanza in cui da un accertamento emerga una perdita. La fattispecie, piuttosto particolare, riguarda una persona fisica in contabilità ordinaria che aveva dichiarato le indennità per la cessazione del rapporto di agenzia nel quadro RF e che, a seguito della rettifica operata (si tratta, infatti, di redditi assoggettati a tassazione separata), ha visto il risultato relativo al periodo di imposta 2014 “tramutarsi” in una perdita.

Ai sensi dell’art. 8, comma 3 del TUIR, come modificato dalla L. 145/2018 (legge di bilancio 2019), nell’ambito della determinazione del reddito di impresa, il riporto delle perdite da parte dei soggetti IRPEF (sia imprese individuali che società di persone), a prescindere dal regime contabile da essi adottato, è stato equiparato a quello previsto per i soggetti IRES.

A partire dall’esercizio 2018, tutte le perdite d’impresa conseguite devono essere computate in diminuzione dei relativi redditi conseguiti nei periodi d’imposta e, per la differenza, nei successivi, nella misura dell’80% dei redditi conseguiti in detti periodi d’imposta, per l’intero importo che trova capienza in essi.

Secondo la formulazione dell’art. 8 comma 3 del TUIR, precedente alle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2019, le perdite derivanti dall’esercizio di imprese commerciali e quelle derivanti dalla partecipazione in snc e sas erano invece computabili in diminuzione dai redditi d’impresa conseguiti nei periodi successivi, ma non oltre il quinto, per l’intero importo che trovava capienza in essi.

Come già a suo tempo previsto per le società di capitali, la circ. Agenzia delle Entrate 10 aprile 2019 n. 8 (§ 2.13) ha ritenuto che alle perdite maturate prima del 2018 in capo alle imprese in contabilità ordinaria si applichi la nuova regola di riporto, non essendovi un regime transitorio ad hoc.

Valorizzando questa impostazione, secondo la risposta ad interpello n. 94/2020 la perdita relativa al 2014 derivante da una rettifica operata su tale periodo d’imposta non potrebbe essere utilizzabile dal contribuente direttamente nel periodo in cui si è venuti a conoscenza della stessa. La componente negativa, invece, dovrebbe utilizzata con le seguenti modalità:
- per l’intero importo che trova capienza, dal 2015 al 2017, sulla base del previgente art. 8, comma 3, del TUIR che prevedeva l’utilizzo della perdita nei cinque esercizi successivi;
- con riporto illimitato e nel limite dell’80% del reddito di periodo, per la perdita eventualmente residua dal 2018, sulla base del vigente art. 8, comma 3, del TUIR, trattandosi di perdite con riferimento alle quali il quinquennio non è ancora scaduto.

Di fatto, verrebbe ricostruita la sequenza dei redditi prodotti dalla persona come se questi fossero stati ab origine dichiarati nella maniera corretta.
L’Agenzia delle Entrate non chiarisce, tuttavia, le modalità tecniche con cui si possa recuperare la perdita. Si può però ipotizzare queste modalità considerando, ad esempio, che la perdita del 2014 ammonti a 500.000 euro e che i risultati d’esercizio degli anni successivi siano i seguenti:
- 2015: reddito di 100.000 euro;
- 2016: reddito di 100.000 euro;
- 2017: reddito di 150.000 euro;
- 2018: perdita di 50.000 euro;
- 2019: reddito di 200.000 euro.

Il meccanismo dovrebbe essere tale per cui la perdita emersa di 500.000 euro viene compensata integralmente e nell’ordine con i redditi realizzati:
- nel 2015 (con un residuo riportabile di 400.000 euro);
- nel 2016 (con un residuo riportabile di 300.000 euro);
- nel 2017 (con un residuo riportabile di 150.000 euro).

Nell’anno 2018, quindi, si avrà una perdita riportabile di 200.000 euro (150.000 + 50.000 di periodo) e la medesima sarà utilizzabile per il 2019 nel limite di 160.000 euro (l’80% di 200.000, reddito d’impresa prodotto nel 2019), con un “avanzo” di 40.000 euro da riportare al 2020.

Da presentare le dichiarazioni integrative “a catena”

Dal punto di vista pratico, si può ipotizzare la presentazione da parte del contribuente di dichiarazioni integrative “a catena” relative agli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, sul modello tipico delle correzioni concernenti le perdite e le eccedenze ACE.

Con particolare riferimento alle annualità 2015, 2016 e 2017, la rettifica dovrebbe portare all’emersione di crediti corrispondenti alle imposte a suo tempo pagate, i quali dovrebbero essere rendicontati nel quadro DI, avendo natura “ultrannuale”.

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