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Lunedì, 23 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

IMPRESA

Il diritto di veto approda in CdA

Il Consiglio notarile di Milano ha approvato nuove massime in materia di diritto societario

/ Maurizio MEOLI

Sabato, 21 novembre 2020

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Il Consiglio notarile di Milano ha presentato ieri, 20 novembre 2020, quattro nuove massime in materia di fusioni, scissioni, CdA e limiti alla circolazione di partecipazioni.

In tema di fusioni e scissioni, innanzitutto, si precisa che la retrodatazione degli effetti contabili della fusione e della scissione, ex artt. 2504-bis e 2506-quater c.c., incontra il solo limite dell’avvenuta approvazione, ovvero della scadenza dei termini per l’approvazione, del bilancio (anche di una sola delle società partecipanti alla fusione o alla scissione) dell’esercizio nel quale si vuol far ricadere la data di decorrenza degli effetti contabili. Di conseguenza, è ritenuto possibile retrodatare gli effetti contabili della fusione e della scissione ad una data che ricada in un esercizio già chiuso, purché non sia ancora stato approvato il relativo bilancio o non siano scaduti i termini per la relativa approvazione (massima n. 192).

La successiva massima n. 193, invece, si sofferma sull’ora di efficacia delle operazioni di fusioni o scissione precisando che la clausola del relativo atto, che preveda la decorrenza dell’efficacia della fusione o della scissione da uno specifico orario anche diverso dalle ore 00:00 del giorno in cui avviene l’ultima delle iscrizioni nel Registro delle imprese (oppure, ove possibile, di un giorno successivo) ai sensi dell’art. 2504-bis comma 2 c.c., è legittima e produce gli effetti dell’operazione a partire dal giorno e dall’ora in essa dichiarati.

La massima n. 194, poi, affronta il tema delle relazioni tra patti parasociali e limiti alla circolazione delle partecipazioni (azioni o quote) ex artt. 2355-bis e 2469 c.c.
Si riconosce, quindi, la legittimità della clausola statutaria che limiti la circolazione delle partecipazioni nel senso di subordinare l’efficacia del loro trasferimento, nei confronti della società, alla preventiva adesione della parte acquirente a un patto parasociale (in ogni caso, il patto parasociale alla cui adesione è subordinata l’efficacia del trasferimento delle partecipazioni sociali nei confronti della società è comunque soggetto ai limiti e ai termini derivanti dalla disciplina applicabile caso per caso).

La massima trova un punto di equilibrio tra le esigenze di riservatezza, correlate alla natura parasociale di determinati accordi tra soci, e quella di vincolare comunque tutti i soggetti che intendano entrare nella compagine sociale.
Chiaramente, il presupposto di tutto ciò è rappresentato dal fatto che, come evidenziato nella massima, il patto sia noto alla società, dovendo in tal caso l’organo amministrativo rendere disponibile il contenuto del patto parasociale nei confronti dei soci e degli aspiranti acquirenti indicati da ciascuno dei soci. In tal modo, ad esempio, eventuali sindacati di voto possono essere preservati anche in esito alla fuoriuscita dalla società di uno dei paciscenti, assicurando ai soci di riferimento del patto la conservazione del controllo sulla società.

La massima n. 195, infine, riconosce la legittimità delle clausole statutarie che:
- stabiliscano che le deliberazioni del CdA di spa o di srl siano validamente assunte solo se, oltre al quorum stabilito dalla legge o dallo statuto, ricorra anche il voto favorevole, o non ricorra il voto contrario, di uno o più determinati amministratori, individuati in virtù della carica che ricoprono o della “provenienza” della loro nomina o di altri idonei criteri di determinazione;
- subordinino, con effetto analogo, la valida assunzione delle deliberazioni del CdA di spa o di srl al voto favorevole di tutti gli amministratori in carica.

Con queste precisazioni, in particolare, non solo si va oltre il c.d. “casting vote”, già riconosciuto dalla massima H.C.5 del Comitato Triveneto dei Notai, secondo la quale è legittima la clausola per cui in caso di parità prevale il voto del presidente purché il consiglio sia composto da più di due membri (cfr. anche Trib. Verona 24 luglio 2012), ma anche oltre quanto precisato dai notai fiorentini nella massima n. 56/2015, fornendosi, in tal caso, indicazioni relative alla sola srl ed in correlazione ai soci con diritti particolari o di minoranza. Si era, infatti, affermato che “nella srl, in caso di scelta di un organo amministrativo pluripersonale collegiale, lo statuto può riservare ad uno o più amministratori nominati da singoli soci (ai quali è stato previamente riconosciuto il diritto particolare relativo alla loro nomina) o dai soci di minoranza (anche tramite il voto di lista) il diritto di veto limitatamente alle decisioni relative al compimento di atti e/o operazioni gestorie, anche genericamente intese e non individuate”.

Ora, infatti, la massima del notariato milanese genericamente legittima, ad esempio, il diritto di veto in capo agli amministratori espressione di venture capitalist in relazione a tutte le decisioni che potrebbero presentare ricadute significative sull’investimento effettuato e sulle aspettative di ritorno economico (si pensi, ad esempio, all’assunzione di finanziamenti di importo superiore a una certa cifra, all’acquisto o cessione di partecipazioni sociali, o all’assunzione e al licenziamento di personale dirigente).

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