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Domenica, 24 gennaio 2021

FISCO

Dividendi provenienti dalla Svizzera alla prova della maturazione dell’utile

Rileva se nel periodo di «formazione» dell’utile la società partecipata beneficia di un regime fiscale privilegiato

/ Salvatore SANNA

Mercoledì, 13 gennaio 2021

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Con la risposta n. 38/2021, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sul trattamento fiscale previsto dall’art. 47 del TUIR per i dividendi provenienti da una società controllata e residente in Svizzera, valutando se sono stati prodotti in base a un regime fiscale privilegiato.
In quest’ultimo caso, i dividendi concorrono integralmente alla formazione del reddito imponibile del socio residente in Italia e scontano una ritenuta alla fonte a titolo d’acconto ex art. 27 del DPR 600/73 se derivano da partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati.

Per l’individuazione del regime fiscale dei dividendi che saranno distribuiti attingendo dalle riserve pregresse di utili, quindi, è necessario comprendere, con riferimento a ciascun periodo d’imposta, se gli utili (formati in capo alla società estera) siano qualificabili come provenienti da un Paese a fiscalità privilegiata.

A partire dal 2019, l’art. 47-bis del TUIR prevede due nozioni di “regimi fiscali privilegiati” a seconda che la società partecipata sia sottoposta o meno al controllo da parte del socio italiano.
Premesso che non sono mai considerati regimi privilegiati quelli di Stati o territori appartenenti all’Ue o allo See, si considerano residenti in Paradisi fiscali le partecipate:
- il cui livello di tassazione effettiva è inferiore al 50% di quello italiano, per le partecipazioni di controllo;
- il cui livello di tassazione nominale è inferiore al 50% di quello italiano, per le partecipazioni che non integrano il requisito di controllo. A tali fini, tuttavia, si deve tenere conto anche di regimi speciali che non siano applicabili strutturalmente alla generalità dei soggetti svolgenti analoga attività dell’impresa o dell’ente partecipato, che risultino fruibili soltanto in funzione delle specifiche caratteristiche soggettive o temporali del beneficiario e che, pur non incidendo direttamente sull’aliquota, prevedano esenzioni o altre riduzioni della base imponibile idonee a ridurre il prelievo nominale al di sotto del predetto limite e sempreché, nel caso in cui il regime speciale riguardi solo particolari aspetti dell’attività economica complessivamente svolta dal soggetto estero, l’attività ricompresa nell’ambito di applicazione del regime speciale risulti prevalente, in termini di ricavi ordinari, rispetto alle altre attività svolte dal citato soggetto.

Occorre considerare, poi, che la disciplina di riferimento per individuare i Paesi che rientrano nel novero di quelli a fiscalità privilegiata è stata oggetto di numerose modifiche normative.

Pertanto, per gli utili maturati in determinati periodi di imposta, ma corrisposti in annualità successive, è possibile che si verifichi la mancata coincidenza dei criteri di riferimento per individuare i Paesi a fiscalità privilegiata in vigore alla data di maturazione degli utili in oggetto rispetto a quelli in vigore alla data di distribuzione degli stessi.

Per questo motivo, è stato introdotto l’art. 1 comma 1007 della L. 205/2017, per il quale non si considerano provenienti da un paradiso fiscale i dividendi distribuiti da una società a fiscalità privilegiata che corrispondono a utili “formati” in annualità in cui la società estera era considerata a fiscalità ordinaria, secondo le regole vigenti nel medesimo periodo di “formazione” dell’utile.

Da un punto di vista operativo, quindi, si deve verificare se nel periodo di “formazione” dell’utile la società partecipata risulta residente in uno Stato a fiscalità ordinaria secondo le regole vigenti nelle rispettive annualità di imposta.
In caso positivo, i dividendi ricevuti dal socio residente in Italia non si considerano provenienti da un paradiso fiscale e non scontano la tassazione integrale.

Dividendi “non privilegiati” senza credito di imposta

In aggiunta, si segnala che la risposta in commento ha preso posizione su un aspetto significativo riguardante gli utili di fonte estera provenienti da società che non applicano un regime fiscale privilegiato.
Dal 1° gennaio 2018, è stata equiparata la tassazione dei dividendi derivanti da partecipazioni qualificate a quelle non qualificate (detenute da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di impresa), prevedendo l’applicazione della ritenuta a titolo d’imposta del 26%.
Tale equiparazione si applica anche agli utili e ai proventi equiparati di fonte estera derivanti da soggetti residenti in Paesi che non sono considerati a regime fiscale privilegiato.

Qualora tali utili non siano assoggettati a ritenuta a titolo d’imposta da parte di un sostituto o di un intermediario, gli stessi dovranno essere indicati dal percipiente persona fisica nel quadro RM del modello REDDITI PF ed essere assoggettati a imposta sostitutiva nella misura del 26%. In merito, l’Agenzia afferma che, non concorrendo tali redditi alla determinazione del reddito complessivo della persona fisica residente, non è previsto il riconoscimento del credito d’imposta sulle imposte pagate all’estero in via definitiva.

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