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Venerdì, 7 maggio 2021 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Valido l’accertamento notificato prima del termine per rispondere al questionario

Secondo la Cassazione gli uffici possono ritirare implicitamente l’ordine impartito

/ Francesco BRANDI

Martedì, 4 maggio 2021

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Legittimo l’avviso di accertamento emesso prima del termine concesso al contribuente per rispondere al questionario, comportando solo l’impossibilità da parte dell’ufficio di invocare la sanzione dell’inutilizzabilità della documentazione esibita dal contribuente nella fase amministrativa o contenziosa.
Lo ha sancito la Cassazione che, con l’ordinanza n. 11405 del 30 aprile 2021, ha accolto il ricorso di una società alla quale l’ufficio aveva dato 15 giorni per fornire chiarimenti sull’IVA e per riconsegnare firmato il questionario.

La vicenda parte da un questionario notificato per compiuta giacenza il 15 dicembre 2012 (e anticipato a mezzo PEC il 30 novembre 2012) con cui l’Ufficio chiedeva alla contribuente documentazione, ai sensi dell’art. 32 del DPR 600/1973 e dell’art. 51 del DPR 633/1972, invitandola altresì a restituire il questionario allegato, compilato e firmato, pena la possibilità di emettere accertamento induttivo ai sensi del comma 2 dell’art. 39 del DPR 600/1973.
La società produceva a mezzo PEC la documentazione richiesta ma l’Ufficio, in data 14 dicembre 2012, quindi prima del termine dei 15 giorni concesso dall’art. 32, emetteva avviso di accertamento sull’assunto che il questionario era rimasto disatteso.

La C.T. Reg., accogliendo l’appello dell’Agenzia delle Entrate, riteneva che l’art. 32 prevedesse una mera facoltà per l’Ufficio di procedere mediante invito al contribuente la cui omissione (soprattutto in tema di tributi non armonizzati) non comportava la nullità dell’avviso di accertamento; ciò valeva a maggior ragione nel caso di mancato rispetto del termine concesso al contribuente per rispondere all’invito ovvero al questionario.
Col successivo ricorso per Cassazione la contribuente denunciava violazione del predetto art. 32 in quanto la C.T. Reg. aveva errato a non dichiarare nullo l’atto impositivo per inosservanza del termine dilatorio concesso al contribuente per la risposta con conseguente violazione del diritto di contraddittorio e di difesa.

Per risolvere la questione i Supremi giudici hanno attinto ad alcuni principi sull’obbligo di contraddittorio da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Sul punto hanno infatti ricordato che in tema di accertamento fiscale, l’invio del questionario da parte dell’Amministrazione finanziaria, previsto dagli artt. 32 comma 4 del DPR 600 del 1973 e 51 comma 5 del DPR 633 del 1972, assolve alla funzione di assicurare – in rispondenza ai canoni di lealtà, correttezza e collaborazione propri degli obblighi di solidarietà della materia tributaria – un dialogo preventivo tra Fisco e contribuente per favorire la definizione delle reciproche posizioni, essendo necessario che l’ufficio fissi un termine minimo per l’adempimento degli inviti o delle richieste, avvertendo il contribuente delle conseguenze pregiudizievoli che derivano dall’inottemperanza alle stesse senza che, in caso di mancato rispetto della suddetta sequenza procedimentale (la prova della cui compiuta realizzazione incombe sull’amministrazione), sia invocabile la sanzione dell’inutilizzabilità della documentazione esibita dal contribuente solo con l’introduzione del processo tributario, trattandosi di obblighi di informativa espressione del medesimo principio di lealtà, il quale deve connotare, ai sensi degli artt. 6 e 10 dello Statuto del contribuente, l’azione dell’ufficio (cfr. Cass. nn. 26646/2020 e 22126/2013).

Non c’è la preclusione probatoria

In altre parole, l’Amministrazione finanziaria ha una mera facoltà di interlocuzione con il contribuente e tale discrezionalità consente il potere altrettanto discrezionale di modificare ovvero di ritirare l’ordine impartito.

D’altro canto, il mancato e compiuto rispetto dell’ordine procedimentale fissato a carico dell’amministrazione nell’esercizio di tale potere discrezionale non viene a inficiare di nullità l’atto impositivo egualmente emesso, ma comporta l’impossibilità di invocare la sanzione di inutilizzabilità della documentazione egualmente esibita dal contribuente nella fase amministrativa ovvero in quella, successiva, contenziosa.

In altri termini, il ricorso è stato sì accolto, ma non è stato ritenuto nullo l’avviso di accertamento emesso, semmai dovrà procedersi alla valutazione della documentazione del contribuente: quindi in sede di rinvio la controversia si incentrerà sul merito della pretesa tributaria.

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