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Martedì, 30 novembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Nella cessione di immobile vincolato in trust, soggettività IVA da valutare sul trustee

/ Anita MAURO

Venerdì, 26 novembre 2021

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Uno dei primi passaggi che l’interprete deve esperire, nel procedimento di definizione del regime impositivo indiretto degli atti di cessione di immobili, è valutare la soggettività IVA del cedente. 
La fiscalità indiretta della cessione, infatti, muta a seconda che il cedente sia un soggetto IVA ovvero un privato.

Nel caso in cui la cessione riguardi un immobile incluso in un trust, la verifica della soggettività IVA del cedente può risultare critica.
L’Agenzia delle Entrate, nella circ. 6 agosto 2007 n. 48, § 5.4, aveva chiarito che gli atti di acquisto o di vendita di beni operati durante il trust “sono soggetti ad autonoma imposizione, secondo la natura e gli effetti giuridici che li caratterizzano, da esaminare volta per volta con riferimento al caso concreto”.

Pertanto, l’atto di vendita avente a oggetto un immobile vincolato in trust (atto operato, quindi, nel rispetto del programma definito dal disponente dall’atto di trust) è assoggettato a imposizione autonoma, come un qualsiasi altro atto, di cui si devono, quindi, indagare natura ed effetti. In primo luogo, ci si deve chiedere se il cedente soddisfi il presupposto soggettivo IVA.

A tal proposito, ci si potrebbe domandare, però, chi sia il “cedente” su cui incentrare la valutazione. Ci si potrebbe chiedere se la soggettività IVA vada valutata in capo al disponente, oppure al trustee, oppure, ancora, ai beneficiari cui sono destinati i beni in trust. Oppure, infine, se possa farsi riferimento al “trust” stesso.

Tali interrogativi sono stati oggetto di una recente pronuncia della C.T. Reg. Lazio (4 ottobre 2021 n. 4402/6/2021).
Il caso di specie riguardava un trust di garanzia, autodichiarato (il disponente coincideva con il trustee), in cui era vincolato un complesso immobiliare, la cui proprietà superficiaria, durante la vita del trust, veniva ceduta a terzi, unitamente al diritto di superficie sulle aree pertinenziali. 
L’atto veniva dalle parti assoggettato a IVA, ritenendo che “ogni atto compiuto dal trust abbia anche esso natura imprenditoriale”, ma l’Agenzia delle Entrate contestava l’assoggettamento a IVA, ritenendo che l’atto dovesse, invece, scontare l’imposta di registro del 9%, non potendosi rinvenire la soggettività IVA in capo al trust. 

In breve, sia i contribuenti che l’Agenzia delle Entrate cercavano (peraltro con esiti opposti) di valutare la soggettività IVA in capo al “trust”, ritenendo che il trust andasse considerato “autonomo soggetto passivo di imposta” non solo ai fini IRES, ma anche ai fini IVA. Sulla base di tale premessa, l’Agenzia riteneva che il trust fosse carente “dei requisiti soggettivi di cui al DPR 633/1972” (con conseguente applicazione dell’imposta proporzionale di registro del 9%), mentre i contribuenti, valorizzando la presunta “natura imprenditoriale del trust”, rinvenivano il presupposto soggettivo IVA.

Tale impostazione viene condivisibilmente respinta dalla Commissione tributaria regionale del Lazio, la quale rileva che il trust non è soggetto passivo ai fini IVA né dell’imposta di registro, mentre la legge ne ha sancito la sola soggettività passiva ai fini IRES.

Il trust non è un soggetto giuridico autonomo

In tal senso, infatti, si è già espressa anche la Corte di Cassazione (tra le altre, Cass. n. 3986/2021), che ha ribadito l’inesistenza della soggettività giuridica del trust (in quanto un mero insieme di beni e rapporti con effetto di segregazione patrimoniale) e ha precisato che “dalla soggettività IRES non possa inferirsi il riconoscimento di una capacità generalizzata del trust di essere soggetto passivo anche di altri tributi”.

Una volta chiarito che il trust non è soggetto autonomo ai fini IVA, la Commissione conclude che la soggettività IVA nel caso di specie andasse valutata in capo al disponente, che era una società di capitali, con conseguente rigetto dell’appello dell’Agenzia delle Entrate. 
A rigore, però, tale conclusione appare condivisibile solo in quanto il caso di specie riguardava un trust autodichiarato, ma non in assoluto.

In generale, infatti, per definire il regime impositivo indiretto dell’atto di vendita di un bene vincolato in trust, durante il trust medesimo, sembrerebbe opportuno valutare la soggettività IVA del trustee.
Questo, infatti, è il soggetto “titolare” dei beni in trust, a cui il disponente li ha trasferiti perché realizzasse lo scopo del trust medesimo.

Ovviamente, nel caso di specie, trattandosi di trust autodichiarato, il disponente corrispondeva con il trustee, ma in un trust non autodichiarato la soggettività dovrebbe essere valutata in capo al trustee, che risulta l’effettivo titolare dei beni. Solo tale soggetto (trustee) pare, quindi, da prendere a riferimento per valutare il presupposto soggettivo IVA relativamente alla cessione di beni operata durante l’esistenza del trust stesso.

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