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EDITORIALE

Condoni boomerang, e la colpa ce la prendiamo noi

/ Enrico ZANETTI

Martedì, 2 novembre 2010

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Ricordate film come L’aereo più pazzo del mondo e Una pallottola spuntata?
Puntavano tutto sulla creazione di situazioni inverosimili, più demenziali che “soltanto” surreali, per strappare una risata allo spettatore. Se venissero proiettati oggi nelle sale cinematografiche italiane, strapperebbero solo sbadigli. Vuoi mettere la realtà, che spasso?

Senza andare in cerca di cose troppo esotiche, restiamo al nostro ambito: i condoni varati nel 2002 per i periodi d’imposta fino al 2001 e successivamente estesi nel 2003 anche al periodo d’imposta 2002.
Per quanto riguarda l’IVA, la Corte di Giustizia europea ha spiegato che devono considerarsi illegittimi perché, trattandosi di imposta comunitaria, non era nella disponibilità dello Stato italiano una simile scelta legislativa.
Ergo, nel rapporto tra Fisco e contribuente italiano, gli importi versati a titolo di condono IVA potranno forse essere suscettibili di richiesta di rimborso, ma, intanto, è certo che il condono è tamquam non esset.

Pazienza, tanto siamo nel 2010 e i termini per l’accertamento sono belli che spirati: quelli per il periodo d’imposta 2001 il 31 dicembre 2006 e quelli per il periodo d’imposta 2002 il 31 dicembre 2007.
Invece no, perché, nel 2006, nella breve parentesi del governo Prodi tra i governi Berlusconi, fu varata una norma che prevede il raddoppio dei termini di accertamento, qualora la maggiore imposta accertata risulti di entità tale da far assumere alla violazione rilevanza anche sul piano penale.

Ecco quindi che, per chi si è avvalso dei condoni IVA sul periodo di imposta 2001 e sul periodo di imposta 2002, la sanatoria si può trasformare in una vera e propria autodenuncia, perché in capo a quei soggetti i termini di accertamento potrebbero risultare ampliati, rispettivamente, per il 2001 fino al 31 dicembre 2010 e per il 2002 fino al 31 dicembre 2011.
Ed è inutile dire che il rischio è tutt’altro che eventuale: serafica come sempre, la nostra Amministrazione finanziaria si sta già muovendo in questo senso e probabilmente solo un pronunciamento della Corte Costituzionale, atteso a breve sulla questione del raddoppio dei termini di accertamento, potrebbe fermare la macchina già in moto.

Lungi da me struggermi per chi sistema a colpi di condoni le vicende sue, però, se è poco credibile uno Stato che fornisce ad ogni “tre per due” questa possibilità, non rischia forse di esserlo ancora meno uno Stato che, per incapacità del suo legislatore e voracità della sua amministrazione finanziaria, si rimangia i condoni che fa?

Tra l’altro, che non si sia in presenza di discutibili scelte politiche, ma di pura e semplice incapacità e voracità, lo conferma il fatto che il Governo che varò i condoni è lo stesso che si trova a gestire oggi l’“effetto boomerang”: stessa maggioranza, stesso Primo Ministro, stesso Ministro dell’Economia.
Quest’ultimo, peraltro, ha avviato nei giorni scorsi un ambizioso progetto di completa riforma del sistema fiscale italiano, partendo dal convincimento che, così com’è, il nostro sistema fiscale “fa schifo” (il virgolettato è del Ministro).

Come non concordare? Ma come non concordare anche sul fatto che, se si evitasse di legiferare in ambito fiscale come è stato fatto anche dal Ministro stesso negli ultimi dieci anni (e la vicenda dei “condoni boomerang” è quanto mai esemplificativa), si starebbe già un bel pezzo avanti?
È vero però che, non essendo il peggio mai morto, potremmo essere anche più indietro di dove ci troviamo.
Negli anni della Seconda Repubblica, l’unica alternativa ai “Tremonti-boys” sono stati i “ragazzi” del Nens, il centro studi economico-giuridici che fa capo a Bersani e a Visco. Volenterosi, quanto immaginifici: basti pensare che si sono immaginati l’IRAP.
A uno dei loro periodi di “interregno”, poi, va ascritta la norma sul raddoppio dei termini dell’accertamento che ha contribuito a creare la novità assoluta dei condoni (IVA) boomerang. E che, sotto sotto, si rendano conto di aver contribuito al delirio, lo si capisce da un passaggio del comunicato stampa che il Nens ha diramato nei giorni scorsi: “Nonostante i segnali e gli avvertimenti, il condono IVA venne varato ugualmente, moltissimi contribuenti vi aderirono e i loro consulenti sciaguratamente lo consigliarono”.

Capito? Non è colpa di chi fa le leggi senza valutare adeguatamente le implicazioni giuridiche sottostanti, abbiano esse per oggetto l’introduzione di condoni o il raddoppio di termini di accertamento.
Nossignori: è colpa nostra. Un mirabile esempio di analisi tecnica e comunicazione politica che mi riporta a quella fugace suggestione, secondo cui è assolutamente qualunquistico vedere nei politici un indifferenziato insieme di “buoni a nulla capaci di tutto”, essendo invece chiarissimo che, nell’attuale panorama, i buoni a nulla stanno da una parte e i capaci di tutto dall’altra.
Siamo o non siamo sull’aereo più pazzo del mondo?

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