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Lunedì, 22 ottobre 2018 - Aggiornato alle 6.00

Notizie in breve

La confisca del profitto dei reati tributari non ha soglie

/ REDAZIONE

Venerdì, 12 ottobre 2018

La Cassazione, nella sentenza n. 45275/2018, dopo aver ribadito che il profitto confiscabile nei reati tributari può essere costituito da qualsivoglia vantaggio patrimoniale direttamente conseguente alla consumazione del reato – e può, dunque, consistere anche in un risparmio di spesa, come quello derivante dal mancato pagamento del tributo, degli interessi e delle sanzioni dovuti a seguito dell’accertamento del debito tributario – sottolinea come, per tali ragioni, l’ammontare di esso, in relazione all’omesso versamento IVA, non possa essere limitato al “quantum” di superamento della soglia di punibilità, trattandosi di una scelta legislativa che limita la punibilità, ma che non esclude che costituisca risparmio di spesa e dunque profitto.

La citata decisione, inoltre, ricorda che per i reati tributari commessi dal legale rappresentante della persona giuridica la confisca per equivalente del profitto può essere disposta sui beni personali degli amministratori solo nell’ipotesi in cui il profitto (o i beni ad esso direttamente riconducibili) non sia più nella disponibilità della persona giuridica. Rispetto a ciò, si osserva, rileverebbe non tanto la circostanza che la società sia ormai spossessata dei suoi beni a seguito di fallimento, ma la circostanza che, a causa del fallimento, non sia più rinvenibile il profitto del reato nelle sue casse.

Peraltro, come evidenziato su Eutekne.info (si veda “Esclusa la confisca dei conti correnti intestati alla curatela fallimentare” dell’11 ottobre), secondo la Cassazione n. 45574/2018 non è possibile la confisca (e in via preventiva il sequestro) di somme dal conto corrente intestato alla curatela fallimentare, quando sia già intervenuta la dichiarazione di fallimento e quei beni siano, così, divenuti oggetto della tutela predisposta dalla legge in favore della massa creditoria.

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