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Venerdì, 24 maggio 2019 - Aggiornato alle 6.00

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Moretta: «È giunto il momento di farci sentire»

Il Presidente dell’ODCEC di Napoli appoggia una possibile astensione collettiva e rilancia su riserve e funzioni esclusive per i commercialisti

/ Savino GALLO

Mercoledì, 27 febbraio 2019

“Credo che le motivazioni per lo sciopero ci siano tutte. È giunto il momento di farci sentire e sono convinto di condividere anche lo spirito del nostro Presidente nazionale Miani”. Parte proprio dall’idea della possibile astensione collettiva, lanciata la scorsa settimana da ADC e ANC, la chiacchierata di Eutekne.info con Vincenzo Moretta, Presidente dell’Ordine di Napoli.

Perché, Presidente, non si riesce a farsi ascoltare dalla politica?
“Ritengo che la colpa sia un po’ nostra e un po’ della politica. Vogliamo essere ambasciatori di un messaggio culturale alle imprese e a tutto il tessuto economico. Dobbiamo farlo con la consapevolezza che tutti debbano concorrere alla spese pubblica, in maniera equa. Ed è un messaggio che stiamo portando anche nelle scuole e ai nostri giovani, perché maturi quel senso civico determinante per la cultura delle tasse. La politica deve però riconoscere il ruolo di questa figura professionale, quella del commercialista, che negli anni ha acquisito un ruolo sociale, ed è ormai presente in tutti gli ambienti. Se si riesce a raggiungere questa consapevolezza da una parte e dall’altra, sicuramente sia i commercialisti che la politica farebbero un significativo passo in avanti“.

Peraltro, la difficoltà di ottenere dei riconoscimenti sembra aver creato anche delle tensioni interne alla categoria. Al di là dell’eventuale sciopero, alcuni chiedono al Consiglio nazionale un cambio di passo. Lei cosa ne pensa?
“Ritengo sia presto per dare un giudizio definitivo sui rapporti della nostra categoria con la politica. Pochi mesi dall’insediamento del nuovo Governo, molti dei quali impegnati nella formulazione della legge di bilancio, non hanno consentito di portare avanti un’azione organica. Ad oggi, mi risulta che il CNDCEC abbia avviato decise interlocuzioni i cui effetti si potranno vedere soltanto più avanti. Ritengo comunque che sia necessario che la politica interloquisca solo con i nostri rappresentanti nazionali evitando contatti con interlocutori non rappresentativi della nostra professione”.

C’è anche chi crede che la mancanza di risultati politici sia dovuta alla poca unità interna. Avverte questa mancanza di compattezza tra le varie componenti?
“Ribadisco il concetto, essenziale, che la politica dialoghi solo ed esclusivamente con il nostro rappresentante. Il Presidente nazionale deve poi essere l’interlocutore privilegiato degli Ordini, dei sindacati, delle Casse e di quanti intendono portare avanti istanze, con il dovere di farne sintesi e di proporle alla politica. Soltanto così potremo avere un ascolto utile”.

Gli ultimi dati economici parlano di un Paese in recessione tecnica. Pensa che questo inciderà sull’attività dei commercialisti? Dobbiamo aspettarci un calo dei fatturati?
“Sicuramente la recessione tecnica investirà tutto il mondo economico ed anche, quindi, quello delle professioni. Come ben sappiamo è una crisi che coinvolge anche gli altri Paesi europei, vedasi la Germania. L’augurio è quello di un intervento incisivo della politica europea e di quella di Governo volto a creare gli strumenti per far crescere l’economia in modo robusto e duraturo. I commercialisti, come sempre, svolgeranno il proprio ruolo propositivo nel guidare le imprese e contribuire alla ripresa”.

Intanto, ribaltare sui clienti i propri costi potrebbe essere sempre più complesso, soprattutto al Sud. Pensiamo a quelli sostenuti per adeguarsi alla fatturazione elettronica. Il CNDCEC ha parlato di circa 3 mila euro per studio, che nella migliore delle ipotesi verranno recuperati solo in parte. Che situazione si vive a Napoli?
“Sicuramente non eravamo pronti, ma nessuno lo era, ad affrontare questo nuovo sistema. Nonostante le pressioni e sollecitazioni non solo dei commercialisti ma di tutto il mondo economico, non è stato possibile rinviare l’introduzione del nuovo obbligo e i commercialisti con le loro competenze hanno prontamente adattato i loro studi e la loro organizzazione. A regime la FE potrebbe portare dei benefici agli studi, oggi purtroppo non è ancora così e al Sud, considerata la dimensione medio-piccola degli studi, l’impatto è stato più forte”.

Per reagire alle difficoltà, si parla spesso della necessità di specializzarsi e diversificare l’attività rispetto all’ambito fiscale. Ma è davvero possibile farlo in un tessuto economico come quello del Sud?
“Le specializzazioni potranno rappresentare un valore aggiunto alla professione, costituiscono un primo passo per il riconoscimento e il rafforzamento della professione del commercialista. Tuttavia, da sole non bastano, soprattutto al Sud, dove il tessuto economico presenta peculiari caratteristiche con una maggiore presenza di studi che si occupano prevalentemente di contabilità e di fiscale. È necessario che ci si adoperi per l’ottenimento di riserve e funzioni esclusive. Penso al visto di conformità sui bilanci e in generale al rafforzamento della figura del certificatore contabile, fiscale, finanziario. È necessario che alla politica venga trasmessa l’importanza di questi concetti. Mi risulta che il CN stia lavorando anche in questa direzione”.

A proposito di Fisco, da tempo si aspettano delle vere semplificazioni e una rimodulazione delle scadenze. Da dove si dovrebbe cominciare secondo lei?
“Da una rivisitazione dell’intero apparato fiscale. Troppe norme, spesso figlie di esigenze di bilancio. Il tavolo tecnico, tra il CN e l’Agenzia delle Entrate, spesso deve fare i conti con le esigenze di copertura di alcuni capitoli del bilancio dello Stato. Una coperta troppo corta non riesce a semplificare, semmai complica un ordinamento già complesso”.

Chiudiamo con l’attività del suo Ordine. Abbiamo appena superato metà mandato, su cosa vi concentrerete nei prossimi due anni?
“Azioni di tutela, trasparenza e soprattutto comunicazione. I concetti, precedentemente espressi, devono, a mio parere, essere divulgati anche a livello territoriale. La nostra professione deve recuperare autorevolezza. Si devono dare concrete soluzioni a tutti i colleghi che faticano nel portare avanti i loro studi e si deve dare una speranza ai nostri giovani ai quali abbiamo il dovere di consegnare una professione moderna, prestigiosa e riconosciuta”.

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