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Mercoledì, 21 ottobre 2020 - Aggiornato alle 6.00

PROFESSIONI

Per invertire la percezione negativa etica al centro

All’VIII Meeting dell’AIDC si è parlato di valori e della considerazione che istituzioni e opinione pubblica hanno dei commercialisti

/ Savino GALLO

Sabato, 17 ottobre 2020

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Valore e percezione. Attorno a queste due parole si è sviluppato l’VIII meeting dell’AIDC, tenutosi ieri a Milano e trasmesso in live streaming. Due parole che racchiudono concetti centrali per i commercialisti, troppo spesso stretti, come ha ricordato Roberta Dell’Apa, past President dell’associazione e ora Presidente della Commissione previdenza, tra le istituzioni che “ci considerano vicini alla criminalità e amici degli evasori” e i clienti che “ci vedono quasi come la longa manus del Fisco”.

Invertire questa percezione negativa non è facile, soprattutto quando si susseguono attacchi anche da parte di personaggi noti come Roberto Saviano, querelato dai sindacati di categoria dopo le dichiarazioni di qualche mese fa (si veda “I sindacati dei commercialisti querelano Saviano” del 9 giugno 2020), o il Procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho (si veda “La cultura della legalità non è esclusiva dei notai” del 9 novembre 2019).

Anche Alessandra Dolci, a Capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, non ha risparmiato nei mesi scorsi parole dure nei confronti dei commercialisti, ma ieri nel corso del meeting, pur ribadendo quei concetti, ha voluto innanzitutto sottolineare che “non si può criminalizzare l’intera categoria”. È un fatto, però, che le mafie “hanno accentuato le operazioni di carattere finanziario. Ma non hanno le competenze per farlo. Dietro ci sono sempre dei professionisti, soggetti che andrebbe subito isolati”.

Da Dolci è arrivato anche l’invito ad aumentare le segnalazioni di operazioni sospette alla UIF, dato che nel 2019 su 108 mila totali ne sono arrivate solo 300 dai commercialisti (“sono troppo poche”, ha detto), e di intervenire con maggiore efficacia dal punto di vista disciplinare.

Ma i collegi di disciplina, ha sottolineato Massimo Miani, “hanno le armi spuntate. C’è bisogno che le Procure inizino a collaborare con gli Ordini, segnalando tempestivamente i nomi dei professionisti coinvolti in determinati reati”. E anche questo non basta. Perché, ha spiegato il Presidente del CNDCEC, “noi possiamo sospendere un professionista o arrivare anche a radiarlo, ma il giorno dopo quel soggetto continuerà a fare le stesse cose che faceva prima”.

Un problema che potrebbe essere risolto se ai commercialisti venissero riconosciute delle esclusive, in modo tale che determinate attività possano essere svolte solo dagli iscritti all’albo: “Se si ritiene che la nostra categoria sia utile al Paese, il legislatore deve darci strumenti diversi, tutelando questa professione e rendendo alcune attività esclusive”.

Intanto, ha ricordato Sergio Cristallo, un “elemento che distingue i commercialisti da altri intermediari deputati alla semplice trasmissione dei dati” già c’è ed è “il visto di conformità”. Nel corso del suo intervento il Direttore Centrale coordinamento generale dell’Agenzia delle Entrate ha voluto sottolineare anche che “il commercialista non è una controparte dell’Agenzia, ma siamo attori del sistema fiscale che hanno interessi convergenti, interessati a far funzionare il sistema tributario”.

Umberto Ambrosoli, avvocato e figlio di Giorgio (assassinato nel 1979 nell’esercizio delle sue funzioni di commissario liquidatore della Banca privata italiana), ha invece insistito sulla “utilità pubblicistica e di grande responsabilità” della professione. La normativa antiriciclaggio, ha spiegato, “non deve essere considerata un onere ma un’occasione. Da responsabili verso il cliente siamo diventati responsabili del cliente”.

Un altro modo per dire che, per invertire la percezione negativa che si ha della categoria, c’è bisogno che ognuno si adoperi nel suo piccolo, creando quel “valore” di cui ha parlato anche il Presidente nazionale dell’AIDC, Andrea Ferrari, nel suo intervento introduttivo: “Il valore di un’azienda non è più dato solo dal prodotto che offre ma anche dall’impatto sull’ambiente o sul sociale. Sono le cosiddette esternalità che riguardano anche i commercialisti. Ma nel nostro caso hanno a che fare con i valori etici, con la capacità di trasmettere ai clienti la prospettiva di un buon contesto”.

I valori fondamentali come “competenza tecnica, etica, indipendenza, autorevolezza, fiducia” li ha messi in fila Edoardo Ginevra, Presidente della sezione milanese dell’AIDC, e serviranno tutti, ha ricordato Marco Rigamonti, primo Presidente nazionale dell’associazione, per “la rottura della percezione, che ci deve restituire anche l’orgoglio di appartenere” alla categoria dei commercialisti.

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