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Venerdì, 27 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Disponibili gli elenchi split payment per il 2021

La speciale misura di deroga alla direttiva è stata di recente prorogata fino al 30 giugno 2023

/ Mirco GAZZERA e Emanuele GRECO

Mercoledì, 28 ottobre 2020

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Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato, nell’apposita sezione del proprio sito internet, gli elenchi che individuano le società, le fondazioni e gli enti nei cui confronti si applica il meccanismo dello split payment per l’anno 2021. Sono stati, altresì, aggiornati gli elenchi validi per il 2020.
Si ricorda che l’autorizzazione Ue concessa all’Italia per l’applicazione dello split payment è stata prorogata sino al 30 giugno 2023 (decisione Consiglio dell’Unione europea 24 luglio 2020 n. 1105).

Il meccanismo si applica, oltre che alle cessioni e prestazioni nei confronti delle amministrazioni pubbliche definite dall’art. 1 comma 2 della L. 196/2009 e presenti nell’elenco “IPA” (www.indicepa.gov.it), anche alle operazioni effettuate nei confronti dei soggetti di cui all’art. 17-ter comma 1-bis del DPR 633/72. 

Questi ultimi sono stati individuati dal Dipartimento delle Finanze attraverso i seguenti elenchi:
- società controllate di fatto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri (art. 2359 comma 1 n. 2 c.c.);
- enti o società controllate dalle Amministrazioni centrali;
- enti o società controllate dalle Amministrazioni locali;
- enti o società controllate dagli Enti nazionali di previdenza e assistenza;
- enti, fondazioni o società partecipate per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70%, dalle amministrazioni pubbliche;
- società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.

Nella loro prima versione per il 2021, gli elenchi risultano aggiornati alla data del 20 ottobre 2020, in conformità all’art. 5-ter comma 2 del DM 23 gennaio 2015 che ne richiede la pubblicazione entro il 20 ottobre di ciascun anno con effetti a valere per l’anno successivo.
In base a tale disposizione, inoltre, l’individuazione delle società, delle fondazioni e degli altri enti nei confronti dei quali si applica lo split payment per l’anno 2021 si determina sulla base del possesso dei requisiti alla data del 30 settembre 2020.

Tanto premesso, è da rammentare che l’aggiornamento degli elenchi di cui si tratta avviene in via continuativa nel corso dell’anno. La ricerca delle fondazioni, degli enti e delle società incluse negli elenchi può essere effettuata tramite il codice fiscale.

Fatta eccezione per le società quotate nell’indice FTSE MIB, i soggetti interessati possono comunque segnalare eventuali mancanze o errate inclusioni negli elenchi al Dipartimento delle Finanze, il quale provvederà ad aggiornarli ove necessario. Per le segnalazioni occorre utilizzare l’apposito modulo di richiesta e fornire idonea documentazione a supporto dell’istanza presentata (inclusa obbligatoriamente una visura camerale).

Agli elenchi è attribuita efficacia costitutiva e, siccome un soggetto può esservi incluso o escluso in corso d’anno, la disciplina dello split payment deve ritenersi applicabile o non più applicabile dalla data di aggiornamento dell’elenco (cfr. circ. Agenzia delle Entrate n. 9/2018). Per questo motivo, negli elenchi pubblicati sul sito del Dipartimento delle Finanze è prevista un’apposita colonna che attesta la data di inclusione del soggetto. Dunque, a fronte della descritta variabilità degli elenchi, è essenziale che il cedente o prestatore, qualora identifichi nella controparte un potenziale soggetto destinatario dello split payment, verifichi prima dell’emissione di ciascuna fattura se l’acquirente è stato incluso nei predetti elenchi (ovvero ne è fuoriuscito).

Le fatture relative a operazioni in split payment, seppur caratterizzate dall’addebito dell’IVA al pari della generalità delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi (escluso il reverse charge), si contraddistinguono per l’indicazione “scissione dei pagamenti” e l’eventuale richiamo all’art. 17-ter del DPR 633/72. In particolare, per la fattura elettronica si riporta nel campo “esigibilità IVA” il valore “S” (scissione dei pagamenti). L’imposta è poi versata dal cessionario o committente con le modalità previste dal DM 23 gennaio 2015.

Qualora il soggetto passivo si sia comportato coerentemente con gli elenchi – ossia applicando o meno il meccanismo dello split payment in base agli stessi – non assumono rilevanza eventuali variazioni sopravvenute.
Se l’acquirente è stato inserito negli elenchi successivamente al momento di effettuazione dell’operazione, tale circostanza è verificabile dalla data di inserimento riportata negli stessi. Dunque, in un caso di questo tipo, la fattura emessa senza la dicitura “scissione dei pagamenti” è da considerarsi corretta.

Tenuto conto che l’acquirente potrebbe figurare negli elenchi al momento di effettuazione dell’operazione, ma esserne escluso in seguito, appare opportuno conservare copia dell’elenco vigente nel predetto momento. Non appare disponibile, infatti, uno “storico” degli elenchi sul sito del Dipartimento delle Finanze che attesti quali soggetti erano compresi negli stessi e sono stati poi esclusi in una certa data (si veda “Verifica immediata per l’inclusione negli elenchi split payment” del 21 agosto 2018).

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