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Giovedì, 26 novembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Rivalutazione anche per le azioni quotate dopo il 1° luglio 2020

I requisiti per applicare il regime agevolato, infatti, si devono verificare alla data di riferimento

/ Salvatore SANNA

Giovedì, 29 ottobre 2020

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L’art. 137 del DL 34/2020 convertito (c.d. decreto “Rilancio”) ha introdotto una proroga “estiva” per la rideterminazione del costo o valore d’acquisto delle partecipazioni non negoziate in mercati regolamentati, originariamente prevista dall’art. 5 della L. 448/2001 e più volte oggetto di riproposizioni a opera di successivi provvedimenti.

Si tratta di un’agevolazione che consiste nella possibilità di adeguare il costo o valore di acquisto delle azioni o quote non detenute in regime d’impresa, al fine di ridurre le eventuali plusvalenze emergenti in sede di realizzo che rientrano tra i redditi diversi (artt. 67 e 68 del TUIR); in particolare, in luogo del costo o valore di acquisto, si assume quale costo fiscale il valore della frazione di patrimonio netto della società determinato sulla base di un’apposita perizia giurata di stima.

Per avvalersi della versione estiva della rivalutazione del 2020, occorre possedere la partecipazione alla data del 1° luglio 2020 ed entro il 15 novembre 2020 è necessario:
- far redigere e giurare un’apposita perizia di stima, da parte di un soggetto abilitato;
- procedere con il versamento in autoliquidazione dell’imposta sostitutiva dell’11% sul valore periziato, da parte del contribuente.
Per avvalersi della riapertura di cui al DL 34/2020, il requisito del possesso della partecipazione deve essere verificato alla data del 1° luglio 2020. Pertanto, non possono beneficiare della disciplina in esame i soggetti che non risultavano possessori delle partecipazioni in tale data.

Inoltre, secondo quanto precisato dalla circ. Agenzia delle Entrate 31 gennaio 2002 n. 12 (§ 2), “deve trattarsi di diritti o titoli non quotati, anche se attribuiscono al possessore il diritto di acquistare partecipazioni negoziate nei mercati regolamentati”.

Sempre nel documento di prassi in parola si chiarisce anche che possono procedere alla rideterminazione del costo o valore di acquisto i soggetti che alla data di riferimento (nel caso di specie al 1° luglio 2020) risultano titolari di partecipazioni non quotate “anche se, successivamente a tale data, sia stata deliberata l’ammissione alla quotazione delle partecipazioni”.
Questo significa che se la quotazione dei titoli in possesso della persona fisica che intende aderire al regime agevolato è prevista solo a partire da ottobre 2020, il requisito sopra menzionato può dirsi rispettato, in quanto occorre guardare alla situazione in essere al 1° luglio 2020: questi titoli, quindi, potrebbero beneficiare della rideterminazione del costo fiscale ex art. 5 della L. 448/2001 secondo la proroga prevista dal DL 34/2020.

Ai fini che qui interessano, si segnala poi che la risposta a interpello dell’Agenzia delle Entrate 3 settembre 2020 n. 308 ha equiparato la negoziazione nei sistemi multilaterali di negoziazione (nella fattispecie, l’AIM) ai mercati regolamentati per i quali risulta preclusa l’agevolazione.

L’operazione non deve mascherare un recesso

Sempre sul tema della rideterminazione del costo fiscale delle partecipazioni possedute da soggetti non imprenditori, si ritiene utile segnalare due interventi dell’Agenzia delle Entrate che hanno considerato abusive delle operazioni di c.d. “leveraged cash out”.
In particolare, la risposta a interpello 5 agosto 2020 n. 242 ha rilevato l’abuso del diritto ex art. 10-bis della L. 212/2000 per un’operazione:
- basata sulla costituzione di una newco che contrae un debito bancario per l’acquisizione delle partecipazioni nella società target;
- seguita dalla cessione alla stessa delle quote della società target previamente rivalutate dai soci ex art. 5 della L. 448/2001;
- che termina con una fusione inversa della newco nella società target che consente l’ingresso di un nuovo socio in quest’ultima.
È stato ritenuto, infatti, che i soci avrebbero conseguito un vantaggio fiscale indebito derivante dall’aggiramento del regime fiscale sul recesso c.d. “tipico” che avrebbe dato luogo all’applicazione della ritenuta a titolo di imposta del 26%.

Nello stesso senso, si era già espressa anche la risposta a interpello 23 agosto 2019 n. 341, la quale ha censurato una sequenza di operazioni così strutturata:
- rivalutazione, da parte dei soci che intendono fuoriuscire dalla compagine di una società di famiglia, delle partecipazioni con pagamento dell’imposta sostitutiva;
- cessione delle partecipazioni a una newco costituita dai soci che intendono proseguire l’attività;
- incorporazione della newco da parte della società di famiglia con un’operazione di fusione inversa.
Tuttavia, in merito a quest’ultimo caso la dottrina ha osservato che si verifica una situazione “di arrivo” diversa da quella di partenza e che pertanto la fattispecie non dovrebbe essere qualificata tout court come un’operazione circolare.

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