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Domenica, 28 febbraio 2021

FISCO

L’istanza di rimborso rimedia ai limiti dell’estensione del giudicato

Estensione del giudicato preclusa dal giudicato diretto contrario

/ Caterina MONTELEONE

Mercoledì, 24 febbraio 2021

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Secondo quanto previsto dall’art. 1306 c.c., in caso di obbligazioni solidali, ciascun coobbligato può beneficiare dell’estensione degli effetti del giudicato favorevole ottenuto da altro obbligato, salvo il giudicato si sia formato su questioni personali (quali ad esempio il vizio di notifica). Inoltre, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, il coobbligato solidale non può chiedere l’estensione del giudicato nel caso in cui si sia formato un giudicato diretto di segno contrario nei suoi confronti (Cass. 27 novembre 2006 n. 25072, Cass. 19 giugno 2015 n. 12766).

In questo panorama giurisprudenziale si inserisce la sentenza 16 febbraio 2021 n. 4008, con la quale i giudici hanno precisato che se uno dei coobbligati in solido ha pagato il debito tributario, il coobbligato che non può chiedere l’estensione del giudicato, in quanto nei suoi confronti si è formato un giudicato di segno opposto, deve pagare, come conseguenza del giudicato, ma ha diritto a chiedere il rimborso dell’importo come conseguenza dell’adempimento della prestazione tributaria da parte dell’altro coobbligato solidale (e, quindi, per rimediare al doppio pagamento).

Tale sentenza è stata pronunciata in una fattispecie che riguardava la vendita di un capannone, in relazione alla quale l’Agenzia delle Entrate notificava un avviso di rettifica di valore e liquidazione della maggiore imposta di registro sia alla parte venditrice che alla parte acquirente.
Nei confronti della parte venditrice la pretesa impositiva diventava definitiva, per mancata impugnazione dell’avviso di liquidazione (oltre che per mancata impugnazione della sentenza di primo grado pronunciata a seguito del ricorso contro la successiva cartella di pagamento).
La parte acquirente, coobbligata solidale, impugnava l’avviso di liquidazione notificatole ottenendo la riduzione del valore accertato e conseguentemente pagava l’importo rideterminato con la sentenza.

A seguito del pagamento effettuato dalla parte acquirente, la parte venditrice presentava istanza di sgravio della cartella di pagamento ritenendo sussistenti i requisiti per l’estensione del giudicato favorevole.
L’Agenzia delle Entrate negava lo sgravio affermando che in caso contrario “si verificherebbe una indebita rimessione in termini a favore del contribuente, e una doppia tutela non prevista dall’ordinamento”. I venditori impugnavano l’atto emesso dall’Agenzia delle Entrate ottenendo l’accoglimento del ricorso sia in primo che in secondo grado.
L’Agenzia presentava ricorso in Cassazione eccependo l’inapplicabilità dell’estensione del giudicato chiesta dal coobbligato quale conseguenza della definitività della pretesa impositiva avanzata nei suoi confronti.

Il rimborso elimina il doppio pagamento

Con la sentenza in esame i giudici accolgono il ricorso dell’Agenzia delle Entrate precisando che, qualora il coobbligato non possa chiedere l’estensione del giudicato favorevole a causa del giudicato diretto di segno contrario nei suoi confronti e debba pagare l’importo iscritto a ruolo, può presentare istanza di rimborso.
L’istanza di rimborso è lo strumento che pone rimedio al doppio pagamento che si verifica come conseguenza della preclusione della facoltà di chiedere l’estensione del giudicato a causa del formarsi di un giudicato di segno opposto per il coobbligato solidale.

La sentenza non precisa quale sia l’importo riconosciuto in sede di rimborso, se quello indicato nella cartella o quello inferiore effettivamente pagato dall’acquirente a seguito della rideterminazione del valore dell’immobile. Si ritiene che quest’ultimo sia l’importo rimborsato al coobbligato in quanto la sentenza non modifica l’orientamento giurisprudenziale in materia di estensione del giudicato, ma vuole porre rimedio a un fenomeno di doppio pagamento.

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