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Lunedì, 16 settembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Imponibilità IVA delle lezioni di scuola guida con dubbi sugli effetti retroattivi

La tutela del legittimo affidamento potrebbe ostare alla richiesta «a posteriori» dell’imposta

/ Giorgio INFRANCA e Pietro SEMERARO

Sabato, 14 settembre 2019

Con la sentenza del 14 marzo 2019 relativa alla causa C-449/17, la Corte di Giustizia ha precisato che l’attività di insegnamento della guida automobilistica non può essere equiparata a quella di formazione scolastica o universitaria, esente IVA.
A seguito di tale pronunciamento, l’Agenzia delle Entrate, con la ris. n. 79/2019, ha affermato che devono essere quindi assoggettate a IVA le prestazioni didattiche finalizzate al rilascio della patente, superando così le proprie precedenti indicazioni, contenute nella R.M. n. 83/1998 e nella ris. n. 134/2005 (si veda “Imponibili IVA le lezioni della scuola guida” del 3 settembre).

L’assoggettamento a IVA non riguarderebbe però, secondo l’Agenzia, solo le prestazioni successive alla decisione della Corte di Giustizia, ma anche quelle svolte in passato, sollevando non poche perplessità.
L’adeguamento retroattivo comporterebbe infatti ingenti oneri finanziari in capo ai contribuenti interessati; oneri di fatto irrecuperabili nei confronti di una clientela rappresentata da privati consumatori, magari difficilmente rintracciabili.
Tenuto conto che i soggetti interessati hanno agito nel rispetto di precedenti indicazioni dell’Amministrazione, l’Agenzia precisa che, ferma restando la debenza dell’imposta, non verranno irrogate sanzioni, né richiesti interessi relativamente alle prestazioni poste in essere antecedentemente alla data della risoluzione, ai sensi dell’art. 10 comma 2 della L. 212/2000.

La risoluzione desta, come si diceva, qualche perplessità.
È vero che, in linea generale, le sentenze della Corte di Giustizia hanno effetto ex tunc, in quanto definiscono l’ambito applicativo di una norma comunitaria così come avrebbe dovuto essere circoscritto fin dal momento della sua entrata in vigore, ma è altrettanto vero che non può essere trascurato il principio generale della tutela del legittimo affidamento che trova le sue radici anche nell’ordinamento comunitario.

In tal senso, la stessa Corte di Giustizia, con la sentenza del 14 settembre 2006 (cause riunite C-181/04, 182/04 e 183/04), ha affermato il principio secondo cui le disposizioni della sesta direttiva, dovendo essere necessariamente interpretate tenendo conto dell’esigenza di tutelare il legittimo affidamento, ostano a una richiesta “a posteriori” dell’IVA da parte di uno Stato membro, in relazione a determinate operazioni effettuate dai contribuenti senza applicazione dell’imposta, nei casi in cui tale comportamento sia stato indotto dalla precedente erronea qualificazione di non imponibilità attribuita dalla stessa Amministrazione finanziaria.

Per quanto concerne il diritto domestico, invece, il principio del legittimo affidamento va rintracciato nell’art. 10 della, L. 212/2000.
Attorno a tale disposizione si è sviluppato un interessante dibattito in seno alla Corte di legittimità; mentre un orientamento più recente (Cass. nn. 370/2019 e 620/2018) protende per una interpretazione letterale della stessa rendendo inapplicabili le sole sanzioni e gli interessi, un orientamento più datato (Cass nn. 17576/2002 e 21513/2006) evidenzia, conformemente a un’attenta ricostruzione dottrinale, che il principio del legittimo affidamento, corollario di principi generali anche di rango costituzionale, deve essere applicato in tutti i rapporti tributari e che la sua tutela comporta in determinati casi, “non soltanto l’inapplicabilità di sanzioni”, come previsto dal secondo comma dell’art. 10, “bensì l’inesigibilità tout court della prestazione tributaria”.

Occorre peraltro evidenziare che la questione in discorso non è dissimile da quella relativa alle prestazioni di “medicina legale”, la cui imponibilità è sopraggiunta – anche in quella occasione – a seguito di pronunciamenti della Corte di Giustizia.

Questione simile a quella relativa alle prestazioni di medicina legale

Anche in quel caso, l’Agenzia, in un primo momento, ha ritenuto che l’IVA fosse dovuta anche per il passato ed è stato necessario un intervento del legislatore a chiarire l’ambito temporale di applicazione del nuovo regime di imponibilità.
Prima dell’intervento del legislatore, la giurisprudenza di merito (cfr. ex multis C.T. Prov. di Ascoli Piceno n. 9/2006, C.T. Prov. di Ferrara n. 105/2006) aveva peraltro sconfessato la tesi dell’Agenzia, ritenendola contraria al principio di legittimo affidamento, precisando che assoggettare a IVA, ora per allora, le operazioni effettuate dai medici in precedenti periodi d’imposta avrebbe comportato per i soggetti passivi oneri finanziari difficilmente recuperabili in via di rivalsa, a distanza di anni, nei confronti dei propri committenti.

In mancanza di un dietrofont da parte dell’Agenzia o comunque di un intervento del legislatore, il contenzioso, anche nel caso delle scuola guida, sembra dunque una strada molto probabile; gli argomenti per contrastare la tesi dell’Agenzia, come sopra detto, però, non mancano.

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