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Venerdì, 10 aprile 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Sulla proroga dei versamenti, Italia poco coraggiosa

Guardando a quanto stanno facendo gli altri Paesi europei, occorrerebbe rinviare i pagamenti a dopo l’estate

/ Alessandro COTTO e Enrico ZANETTI

Mercoledì, 25 marzo 2020

La velocità di diffusione del contagio da coronavirus in Europa ha richiesto una risposta altrettanto veloce da parte dei Governi europei al fine di fronteggiare la crisi economica che si è determinata a partire da fine febbraio.

Ad oggi, tutti i Paesi hanno annunciato misure a sostegno dell’economia con un’ampiezza ed un’intensità che, al momento, è difficile valutare in modo compiuto.
Ciò che però è possibile comparare è lo specifico intervento operato da ciascuno Stato sul fronte della più immediata tra le misure di sostegno alla liquidità di imprese e lavoratori autonomi colpiti dall’emergenza, ossia la sospensione delle scadenze dei versamenti fiscali.

A tale fine, dopo aver ricordato quanto attualmente applicabile in Italia, riepiloghiamo il corrispondente stato dell’arte negli altri principali Stati del continente europeo (Francia, UK, Germania e Spagna).
L’Italia, al di là di un primo rinvio prettamente tecnico di 4 giorni di tutti i versamenti in scadenza il 16 marzo, ha disposto una sospensione dei versamenti IVA in scadenza il 20 marzo e delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e contributive in scadenza il 20 marzo e il 16 aprile, limitatamente però ai soggetti maggiormente colpiti dall’emergenza e a quelli di minore dimensione (fino a 2 milioni di euro di ricavi o compensi), con obbligo di “recupero” dei versamenti non effettuati già a decorrere dal 31 maggio 2020. Limitatamente alle associazioni e società sportive la sospensione copre anche i versamenti in scadenza a maggio, con “recupero” a decorrere dal 30 giugno 2020.

La Francia ha disposto invece un differimento di 3 mesi dei versamenti delle imposte dirette (escluse quindi IVA e ritenute), dietro la compilazione di un semplice modulo da presentare in formato cartaceo all’Amministrazione fiscale, direttamente o per il tramite del proprio commercialista.

Il Regno Unito prevede, a favore di tutte le imprese, una sospensione dei versamenti IVA in scadenza fino al 30 giugno (con possibilità di “recuperarli” entro la fine del 2020) e, a favore di tutti i lavoratori autonomi, lo slittamento di 6 mesi della scadenza di versamento delle imposte sui redditi (dal 31 luglio 2020 al 31 gennaio 2021).

Quanto alla Germania, complice la complessità dell’organizzazione federale del fisco, non è ancora possibile definire nel dettaglio le misure di sospensione e differimento dei versamenti fiscali, ma, secondo le linee guida indicate sul sito del Ministero delle Finanze, dovrebbe trattarsi di interventi di ampio respiro volti a consentire il differimento fino a fine 2020 non solo dei versamenti per imposte dirette e rivolti alla generalità delle imprese con un calo di attività.

La Spagna, che nel percorso della crisi epidemiologica è il Paese che segue più da vicino l’Italia, ha disposto una sospensione, a favore delle imprese e dei lavoratori autonomi con volume di affari fino a 6 milioni di euro, dei versamenti in scadenza nel periodo compreso tra il 13 marzo e il 30 maggio 2020. La sospensione si applica alla generalità dei versamenti (imposte sul reddito, IVA, ritenute, accise), ma nel limite massimo di 30.000 euro complessivamente “sospendibili”.

Quadro destinato ad aggiornarsi

È del tutto evidente che, in Italia come negli altri Paesi, si tratta di un quadro di interventi destinato ad aggiornarsi alla luce del progredire degli impatti della crisi epidemiologica da COVID-19 sul tessuto economico, fermo restando che, essendo purtroppo l’Italia il Paese più avanti nel percorso, sarebbe legittimo attendersi di riscontrare nelle sue misure la massima propensione all’aiuto delle proprie imprese e lavoratori autonomi.
Stando alla Relazione tecnica, le sospensioni attualmente varate dall’Italia varrebbero 10,5 miliardi (2,9 miliardi di ritenute fiscali, 4,4 di contributi e 3,2 di IVA).

Al netto del fatto che, essendo basate su dati storici, paiono francamente sovrastimate (si pensi che viene stimato nella inverosimile cifra di 585 milioni il gettito sospeso per la norma che consente di disapplicare per 14 giorni la ritenuta IRPEF del 20% sui compensi e le provvigioni degli autonomi), il vero problema di queste sospensioni risiede nella loro richiesta di rientro già a partire dal 31 maggio 2020.

In sede di conversione del decreto sarà dunque fondamentale spostare a non prima dell’ultimo trimestre del 2020 il piano di “recupero” dei versamenti sospesi, oltre che dare priorità al tema dei versamenti delle imposte sul reddito in scadenza il prossimo 30 giugno, mentre per le scadenze di versamento IVA si potrebbe ragionare in termini di liquidazioni per cassa, onde evitare di penalizzare chi ha fatturato, ma non incassato, senza al contempo rinunciare al versamento dell’IVA incassata.

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