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Mercoledì, 1 dicembre 2021 - Aggiornato alle 6.00

EDITORIALE

A che pro la fuga in avanti della Direzione provinciale delle Entrate di Milano?

/ Enrico ZANETTI

Mercoledì, 7 novembre 2012

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La lettera, con la quale la Direzione Provinciale di Milano dell’Agenzia delle Entrate ha paventato la revoca dell’abilitazione ad Entratel per quegli intermediari fiscali le cui dichiarazioni trasmesse risultano poi oggetto di comunicazioni di irregolarità in numero maggiore a una soglia fisiologica, ha fatto sobbalzare più di qualche commercialista dalla sedia.

La questione degli invii telematici e la sottovalutazione del ruolo degli intermediari fiscali costituisce da sempre uno dei nervi scoperti del rapporto tra Amministrazione finanziaria e studi professionali.
Nel Paese della concertazione spesso perfino eccessiva, nessuna concertazione ha luogo tra Agenzia delle Entrate (che introduce gli adempimenti telematici nell’interesse dell’Erario) e intermediari fiscali (coloro che vi provvedono per conto dei contribuenti).
Ben che vada, qualche episodico e saltuario tavolo di confronto.

Inoltre, a fronte di una prestazione cui lo Stato non attribuisce alcun valore economico (persino l’obolo di un euro a invio è stato eliminato in occasione di manovre finanziarie del 2011 che sono state invece restie a intervenire, ad esempio, sui finanziamenti alla politica), si prevedono controlli di qualità e persino sanzioni degne, viceversa, della massima considerazione.
In un quadro di questo tipo, è inevitabile che qualsiasi iniziativa di “audit” che l’Agenzia delle Entrate porti avanti venga vissuta, da coloro che si adoperano come intermediari finanziari, come una lesione del tacito patto “mi consideri meno di zero, ma mi lasci anche in pace perché nulla puoi pretendere da me più di quello che, senza compenso e riconoscimento di ruolo, già faccio per te”.

Nel caso di specie, poi, l’irritazione è tanto più legittima in ragione del fatto che le conseguenze sanzionatorie, minacciate nei confronti degli intermediari fiscali ritenuti non in linea con le aspettative degli uffici, non appaiono nemmeno corroborate da un disposto normativo sul punto inequivoco.
In altre parole, se già mal si digeriscono sanzioni sproporzionate, ma certe nella loro inopinata previsione, figuriamoci come possono essere vissute sanzioni sproporzionate e pure discutibili nella loro effettiva legittimità di applicazione (si veda “Abilitazione alla trasmissione telematica non revocabile per avvisi d’irregolarità” di ieri).

Ciò detto, prima di partire lancia in resta e proclamare scontri frontali che alla fine non giovano a nessuno, è il caso di sottolineare come questa poco ortodossa iniziativa sia ascrivibile non già all’Agenzia delle Entrate nella sua interezza istituzionale, bensì ad una sua mera direzione provinciale, per quanto importante come quella di Milano.
Vi è di che ritenere di essere quindi di fronte a una fuga in avanti e a una mezza sbandata che potrà sicuramente essere recuperata con opportuni interventi correttivi, piuttosto che di fronte a un “progetto pilota” destinato a fare scuola per l’intero territorio nazionale.

Diversamente, vorrà dire che si prenderà atto che la precipua volontà è davvero quella di allargare ulteriormente la già troppo (e pericolosamente) dilatata forbice tra diritti e doveri che trasforma i cittadini in sudditi del sovrano e i lavoratori autonomi in schiavi dell’apparato.
Cui prodest?
(twitter @enrico_zanetti)

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