X

Informativa

Questo sito, e gli strumenti di terze parti richiamati, utilizzano cookie indispensabili per il funzionamento tecnico del sito stesso e utili alle finalità illustrate nella Cookie Policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Cookie Policy.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie nella modalità sopra indicata.

Recupera Password

Non sei ancora registrato? Clicca qui

Giovedì, 21 ottobre 2021 - Aggiornato alle 6.00

OPINIONI

Da ridurre gli adempimenti amministrativi di cittadini e imprese

Se i dati sono già in possesso della Pubblica Amministrazione è deleterio chiederli una seconda volta agli stessi soggetti

/ Domenico CALVELLI

Martedì, 8 ottobre 2013

x
STAMPA

download PDF download PDF

Pubblichiamo l’intervento di Domenico Calvelli, Presidente dell’ODCEC di Biella

In alcune statistiche si rileva che, in molte zone d’Italia, persiste una “tax compliance” elevata, nonostante la pressione tributaria si sia accresciuta considerevolmente negli anni e gli adempimenti amministrativi abbiano conosciuto livelli mai visti nella storia della Repubblica. Questo significa, in sintesi, che molti, cittadini, professionisti od imprese, conservano una mentalità di prevalente correttezza sostanziale nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.

Non vorrei, però, che questo atteggiamento possa apparire come quello di un suddito particolarmente remissivo nei confronti di una situazione la cui soluzione non si può più ritardare. Alcuni conoscono l’aneddoto che riguardò, nell’Ottocento, il biellese Ministro delle Finanze del Regno d’Italia Quintino Sella: gli venne infatti riferito che i contribuenti si stavano lamentando per l’eccessivo carico fiscale. Egli allora chiese se, oltre a lamentarsi, pagassero ugualmente e gli venne risposto che sì, nonostante tutto, essi pagavano tutte le tasse dovute. Così gli si attribuisce una frase che all’incirca potrebbe suonare in questo modo: “Lascia che si lamentino, basta che paghino” o giù di lì.

Ecco che quindi nessun Governo può più pensare di non considerare questo problema anche se, con circa 80 miliardi di euro di interessi annui sul debito pubblico, non è per nulla facile, allo stato attuale delle cose, una corposa politica di riduzione dell’imposizione fiscale, diretta od indiretta.

Ma alcune cose si possono davvero fare, e subito. Le centinaia (non è purtroppo un errore di stampa) di adempimenti amministrativi che affliggono ogni anno imprese e cittadini vanno decimate; non si può chiedere a chi produce di pensare più alla forma che alla sostanza, soprattutto quando molti dati sono già in possesso della Pubblica Amministrazione ed è deleterio ed inutilmente costoso (oltre che illegittimo) chiederli una seconda volta agli stessi soggetti. Per non parlare dei costi delle sanzioni; ridurle e proporzionarle è l’unica soluzione per un Paese civile in cui il principio della buona fede nei rapporti tra cittadino/impresa ed Amministrazione informa di sé il sistema giuridico. Del resto, con centinaia di adempimenti, spesso di dubbia applicazione od interpretazione, essere sanzionati è, ahimè, la cosa più facile del mondo…

TORNA SU