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Condanna per dichiarazione fraudolenta solo provando l’uso di fatture «false»

L’assenza di tale prova può anche «salvare» dalla condanna per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari

/ Maurizio MEOLI

Sabato, 30 novembre 2013

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A giudizio della Corte di Cassazione – sentenza n. 47471 depositata ieri – è da annullare la sentenza di condanna di merito per dichiarazione fraudolenta mediante fatture per operazioni inesistenti (art. 2 del DLgs. 74/2000) nella quale, al fine di dimostrare l’inserimento dei documenti falsi nelle dichiarazioni, ci si limiti ad evidenziare l’esistenza di crediti IVA consistenti, senza provare la correlazione di tali crediti con le fatture false indicate nelle dichiarazioni e senza spiegare se le dichiarazioni stesse siano state acquisite nel processo. Ciò può riflettersi anche sulla condanna per il reato di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) finalizzata alla commissione di reati tributari.

Quanto al primo profilo, i giudici di legittimità ricordano come la fattispecie di ...

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