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Giovedì, 19 settembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

Dopo le dimissioni di Conte, oggi le consultazioni al Quirinale

/ REDAZIONE

Mercoledì, 21 agosto 2019

Dopo le comunicazioni rese ieri in Senato, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rassegnato le sue dimissioni. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, preso atto, ha invitato il Governo a curare il disbrigo degli affari correnti e ha annunciato che oggi alle 16 avranno inizio le consultazioni, che da calendario dovrebbero concludersi domani.

Le dimissioni arrivano dopo i lavori del Senato di ieri pomeriggio, durante i quali Conte ha spiegato i motivi della decisione di interrompere l’esperienza dell’attuale Governo, tra i quali la decisione della Lega di presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

L’operazione di “progressivo distacco dall’azione di Governo” di Matteo Salvini, ha accusato Conte, “ha compromesso il lavoro già avviato per la definizione della legge di bilancio, che avrebbe introdotto una più incisiva riforma fiscale, contenente quella che, con formula semplificata, viene correntemente definita flat tax, ma anche una riforma più complessiva, coinvolgente anche la giustizia tributaria, su cui è urgente intervenire, con la necessaria riduzione del cuneo fiscale, misure di sostegno agli investimenti e all’export, un piano di rilancio per il Sud, vari interventi nel segno della spending review, un progetto articolato e compiuto di privatizzazioni”.

Nonostante la replica del leader della Lega – il quale ha assicurato la presenza del suo partito per fare “una manovra economica coraggiosa e tagliare le tasse a milioni di italiani” – e il successivo ritiro della mozione di sfiducia, Conte, al termine della seduta, si è comunque recato al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni. “Non è semplice per il Paese avere un Governo che, anziché dedicarsi a elaborare un’adeguata ed efficace manovra economica, si ritrovi invece coinvolto in una competizione elettorale” ha concluso nella controreplica il Presidente del Consiglio.

Tra i nodi da sciogliere c’è, naturalmente, come contrastare l’aumento dell’IVA. Si ricorda infatti che la legge di bilancio 2019 ha stabilito la conferma dell’aliquota IVA ordinaria al 22% solo per il 2019. Per gli anni successivi, se non interverranno provvedimenti normativi che assicurino gli stessi effetti positivi sui saldi di finanza pubblica, l’aliquota IVA è fissata al 25,2% dal 1° gennaio 2020 e al 26,5% dal 1° gennaio 2021.

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