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Lunedì, 21 ottobre 2019 - Aggiornato alle 6.00

LETTERE

Valorizziamo le commissioni di studio per supportare le specializzazioni

Giovedì, 26 settembre 2019

Gentile Redazione,
il nostro Presidente Massimo Miani, nell’intervista riportata su Eutekne.Info (si veda “Miani: «Nessuna paura dell’intelligenza artificiale se potremo specializzarci»” del 18 settembre scorso), individua due modalità per affrontare le sfide del progresso tecnologico: specializzazioni e aggregazioni.

Riflettendoci, mi sono convinto che stiamo assecondando il progresso con una superficialità e una passività tipica dell’homo comfort. Calando il ragionamento sulla professione, penso che per riuscire a stimolare preparazione e creatività dobbiamo puntare non solo sulle SAF, ma anche e soprattutto sulle nostre commissioni formazione locali e su quelle commissioni di studio “regionali” che auspicavo su Eutekne.Info l’8 novembre 2018 (si veda “Dovremmo usare la passione per il lavoro per aumentare la collaborazione tra noi”).

Mi permetto al riguardo di suggerire alcune idee:
- nomina dei Presidenti individuando figure preparate tecnicamente, con la dovuta esperienza qualitativa e quantitativa sul campo, dotate anche di forte carisma e voglia di fare;
- nomina di Vicepresidenti operativi, che possano promuovere una organizzazione “aggressiva” e impeccabile – qui vedrei bene i nostri giovani;
- garanzia di una composizione di qualità della commissione attraverso il carisma del Presidente. Il Presidente dovrebbe banalmente contattare i colleghi “quotati” nell’ambito della disciplina trattata, al fine di farli partecipare alla Commissione;
- apertura delle commissioni (in via permanente o per singoli obiettivi individuati) ad uditori – e qui penso ai praticanti – e a soggetti esterni (penso per esempio alla Pubblica Amministrazione);
- calendarizzazione degli incontri con una pianificazione di medio-lungo termine, in modo da organizzare in modo efficace il nostro tempo, stabilendo date, argomenti da approfondire, colleghi di volta in volta referenti per avviare i lavori;
- promozione di stabili collaborazioni con altre commissioni dislocate nella regione al fine di elevare la qualità della formazione locale (le commissioni “regionali” di cui sopra) e garantire ai nostri iscritti le opportunità che Ordini più strutturati possono offrire (pensiamo alle Commissioni di Studio di Milano);
- finalizzazione dei lavori di commissione non solo con l’organizzazione di semplici convegni, ma anche con la pubblicazione di articoli specialistici con cadenza periodica (in modo da non renderli lavori “isolati” – lasciatemi citare la collaborazione pluriennale dell’Unione di Vicenza con “Il Commercialista Veneto”) e Quaderni Professionali;
- stimolo dell’uso di una ricerca scientifica all’interno delle commissioni di studio, con il supporto auspicabile di colleghi che collaborano con le università;
- produzione di lettere di commento e altri suggerimenti per il nostro Consiglio nazionale o la Fondazione e gli enti standard setter (penso all’OIV o all’OIC per esempio). Ricordo la lettera di commento ai PIV della Commissione Finanza dell’Ordine di Milano, che ho trovato molto efficace;
- coinvolgimento nel lavoro delle commissioni di studio di professionisti appartenenti ad altre categorie – di recente sto realizzando un contributo con un notaio e uno con un’archeologa e posso dire che mi sto “arricchendo” molto – e con le categorie imprenditoriali;
- cancellazione dei membri della commissione di studio che non presenziano ad un certo numero di incontri durante l’anno e cancellazione delle Commissioni solo “sulla carta”, ossia Commissioni che non è possibile mantenere per carenza di forze o che di fatto sono non operative;
- monitoraggio costante dei lavori delle commissioni al fine di capire cosa non funziona e intervenire per correre ai ripari.

Da ultimo – e qui chiedo ai nostri referenti nazionali – perché non creare delle “rubriche” nelle informative periodiche del CNDCEC e della FNC aperte alla pubblicazione di contributi di stimolo provenienti per l’appunto dalle varie commissioni di studio locali?

Sono chiaramente idee su cui lavorare – simili aspetti potrebbero essere disciplinati nei regolamenti delle commissioni, anche se per un funzionamento reale di ciascuna commissione appaiono fondamentali, a mio avviso, le figure dei Presidenti e dei Vicepresidenti che vengono nominati dai Consigli degli Ordini. Per cui ai nostri Consigli questa responsabilità per degli organi, le Commissioni, che possono rappresentare una vera opportunità per gli iscritti lungo il cammino verso la specializzazione e l’aggregazione professionale.

Questa è un’ulteriore sfida da raccogliere, a mio avviso, nella consapevolezza che alcune idee che ho esposto sono già attuate all’interno dei vari Ordini, altre no. Ed è per questo che scrivo, per tentare di migliorare ancora e ancora, a piccoli passi, per dare il massimo ai nostri colleghi attraverso le attività delle Commissioni di Studio, senza accontentarci del bicchiere mezzo pieno, che dobbiamo riempire.


Andrea Cecchetto
Responsabile Commissione Formazione UGDCEC Vicenza

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