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Venerdì, 13 dicembre 2019 - Aggiornato alle 6.00

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Nucera: «Pronti a nuove iniziative a tutela della categoria»

La neo Presidente dell’ADC parla di una professione sotto attacco e spiega: «Il futuro si gioca sulle aggregazioni»

/ Savino GALLO

Giovedì, 7 novembre 2019

Innovazione, condivisione, sostenibilità e tutela. Sono queste le quattro parole chiave che ha scelto il nuovo Consiglio direttivo dell’ADC per caratterizzare il proprio programma di mandato. A presiederlo Maria Pia Nucera, Tesoriera del direttivo uscente ed eletta ieri nuova Presidente dell’associazione, ruolo in cui succede a Enzo De Maggio. Con Nucera, siederanno in Consiglio Gianluca Tartaro, Giuseppe Trovato, Rosa Billone, Enzo Staltari, Roberto Torelli, Raffaele Ianuario, Giuseppe Olivieri, Silvio Auxilia, Alessandro Cianfrone, Marianna Fioravante, Luca Ghironzi, Antonio Piluso, Fabio Porcellini e Monica Montanari.

Presidente Nucera, perché proprio quelle quattro parole?
“Uno studio che non è capace di stare dietro all’innovazione non avrà futuro, quindi dobbiamo spingere i nostri associati a usare l’innovazione a proprio vantaggio. La condivisione è un mio pallino. Vogliamo che ci sia confronto e condivisione di idee e progetti con tutti, dal Consiglio nazionale agli altri sindacati, passando per le sezioni locali. Sostenibilità e tutela vanno insieme. Siamo fermamente convinti che bisogna andare a chiedere non delle riserve, ma il sostegno di una categoria che è stanca di essere costantemente sotto attacco”.

Diversi punti del vostro programma sono dedicati all’aggregazione e alle reti.
“Siamo convinti che il futuro della professione si giochi sulle aggregazioni. Ancor prima dell’innovazione e delle specializzazioni bisogna partire da lì. Per questo faremo un corso e-learning e un’opera di sensibilizzazione sul tema dell’organizzazione dello studio professionale”.

Gli studi piccoli non reggono più la sfida del mercato?
“Credo che faranno quantomeno fatica. Questo mercato così incentrato sull’innovazione ha bisogno di un’aggregazione che consenta di ottimizzare le risorse e, successivamente, anche di specializzarci”.

È nell’ottica dei processi di aggregazione che, nel programma, si fa spesso riferimento all’utilizzo dei finanziamenti europei?
“Non solo quelli. Bisogna sfruttare tutte le reti che abbiamo e che sono poco conosciute. Penso, ad esempio, al programma che abbiamo fatto come Confprofessioni sul welfare dedicato professionisti, che è ancora poco conosciuto. Vogliamo essere presenti sul territorio e far sapere quello che c’è. A volte manca proprio la conoscenza. E questo vale anche per i fondi europei. Abbiamo fatto in modo che i professionisti potessero accedervi, ma quelli che li sfruttano sono ancora molto pochi. La professione merita due cose: l’aggregazione e la conoscenza di sé stessa. Il welfare che viene attuato da Confprofessioni, Casse di previdenza e Regioni è un primo passo per far sì che gli studi diventino da piccolissimi a medi e poi grandi. Ma non vogliamo snaturare la professione. Non ci interessano i mega studi. Pensiamo, però, che un’aggregazione media, di 4-5-6 professionisti possa aiutare la categoria”.

Perché ci sono ancora così tanti piccoli studi. C’è una ritrosia di fondo in una professione che nasce individualista?
“La professione nasce sicuramente individualista. Ma credo che molti, giovani e meno giovani, abbiano davvero compreso che serva aggregarsi. Il problema è che ancora non abbiamo capito come farlo. Quali potrebbero essere le connessioni, i limiti, le potenzialità. E quindi bisogna abituare il professionista a pensare all’aggregazione”.

Nel programma si parla anche di migliorare comunicazione e rapporti con gli altri sindacati e il Consiglio nazionale. Da questo punto di vista, però, qualche miglioramento negli ultimi mesi c’è già stato, o no?
“Moltissimo. Con il Consiglio nazionale abbiamo avuto due incontri per individuare temi che vanno affrontati e arrivare a un’idea condivisa. Con le altre sigle abbiamo già un buon rapporto. Va sicuramente migliorata la comunicazione a livello territoriale”.

Per ciò che riguarda i rapporti con la politica, invece, siete sempre sul piede di guerra?
“Siamo assolutamente in agitazione. Baretta (Sottosegretario al MEF, ndr) ci ha promesso un tavolo ma non se ne è più fatto nulla. Con la manovra vengono introdotti adempimenti che portano a nuove complicazioni. Non c’è un minimo di semplificazione e, sinceramente, alcune norme gridano vendetta”.

Parla delle sanzioni correlate alle indebite compensazioni?
“Certamente. Non si può introdurre una sanzione totalmente sganciata dal danno erariale. Non è accettabile. Ma non è l’unica norma a lasciare perplessi”.

Quindi dobbiamo aspettarci altre iniziative sulla scia del recente sciopero?
“Anche a breve. Mi pare che siamo sottoposti a un linciaggio continuo, anche dal punto di vista mediatico. Bisogna smetterla di colpevolizzare intere categorie. Personalmente, non ci sto a sentirmi dire che siamo collusi con gli evasori e farò di tutto affinché questa categoria si riprenda il rispetto e il ruolo che merita”.

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