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Sabato, 6 giugno 2020 - Aggiornato alle 6.00

LAVORO & PREVIDENZA

Il contributo per l’emersione del lavoro irregolare sale a 500 euro

Atteso il decreto interministeriale di individuazione delle modalità di invio delle istanze

/ Andrea COSTA

Sabato, 23 maggio 2020

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Il DL 19 maggio 2020 n. 34 (c.d. decreto “Rilancio”) prevede, all’art. 103 comma 1, la possibilità per il datore di lavoro di dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare in corso con cittadini italiani o stranieri, ovvero di concludere un contratto di lavoro subordinato con i cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale. Inoltre, il comma 2 del medesimo articolo consente ai cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 che abbiano svolto attività lavorativa nei settori in seguito indicati e che risultino presenti sul territorio nazionale all’8 marzo 2020 senza che se ne siano allontanati alla medesima data, di presentare richiesta di un permesso di soggiorno temporaneo della durata di 6 mesi.

L’opportunità di far emergere i rapporti di lavoro irregolari, non solo con stranieri ma anche con lavoratori di cittadinanza italiana, trova nel comma 3 dell’art. 103 un importante ridimensionamento, dal momento che l’ambito di applicazione è limitato a tre settori: l’agricoltura, allevamento e zootecnia, pesca e acquacultura e attività connesse, l’assistenza alla persona e il lavoro domestico. Restano così esclusi numerosi settori della nostra economia, con conseguenti disparità di trattamento per datori di lavoro e lavoratori in funzione dell’attività esercitata.

Occorre poi rilevare il ritardo nella pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale – dovuta ad una attenta analisi della Ragioneria generale dello Stato – al quale deve necessariamente seguire un’accelerazione nella definizione delle modalità operative di presentazione delle istanze, prevista a partire dal 1° giugno. È proprio il comma 5 dell’art. 103 a stabilire che tali istanze debbano essere presentate dal 1° giugno al 15 luglio 2020 secondo le indicazioni formalizzate in un apposito decreto del Ministro dell’Interno di concerto con il Ministro dell’Economia e delle finanze, il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali ed il Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali da emanarsi entro 10 giorni dalla data di pubblicazione del decreto (il 19 maggio 2020). Inoltre occorrerà valutare con attenzione la prassi chiamata a chiarire le varie problematiche.

Rispetto alle bozze oggetto di commento in un precedente intervento (si veda “Sanatoria per i rapporti di lavoro irregolari di agricoli, colf e badanti” del 15 maggio) diverse sono le correzioni e le integrazioni nel testo definitivo.
La modifica più evidente riguarda i costi associati all’emersione. Il contributo forfetario dovuto dai datori di lavoro è stato incrementato da 400 a 500 euro a lavoratore da regolarizzare, al quale occorrerà aggiungere il contributo forfetario per le somme dovute a titolo retributivo, contributivo e fiscale, importo al momento non quantificabile in quanto dovrà determinarsi con decreto interministeriale.

Per coloro che rientrino nel comma 2 dell’art. 103, ovvero coloro il cui permesso di soggiorno risulti scaduto, il contributo è variato in diminuzione, e risulta pari a 130 euro (e non più 160 euro) al netto degli oneri a carico dell’interessato, anche questi da definire con decreto nella misura massima di 30 euro.

Opportuna è l’integrazione prevista dal comma 1 dell’art. 103 a favore dei cittadini stranieri che potranno dimostrare la condizione del soggiorno in Italia in data anteriore all’8 marzo 2020 non solo mediante la dichiarazione di presenza prevista dalla L. 28 maggio 2007 n. 68, ma anche con qualsiasi documentazione di data certa proveniente da organismi pubblici.

Più dettagliate sono poi le sanzioni per il datore di lavoro che impieghi come lavoratori subordinati stranieri che abbiano presentato l’istanza di rilascio del permesso di soggiorno temporaneo senza la preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro, con il raddoppio delle sanzioni nelle ipotesi richiamate nel comma 14 dell’art. 103. In tema di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro è inoltre previsto l’aumento della pena di cui al comma 1 dell’art. 603-bis c.p. da un terzo alla metà quando i fatti siano commessi ai danni degli stranieri che abbiano presentato l’istanza di rilascio del permesso di soggiorno.

Resta confermata la nullità del contratto di soggiorno stipulato sulla base di un’istanza contenente dati non rispondenti al vero (ex art. 1344 c.c.) con la conseguenza che il permesso di soggiorno eventualmente rilasciato debba essere revocato ai sensi dell’art. 5 comma 5 del Testo unico sull’Immigrazione (DLgs. 286/1998).

Si attendono tempi veloci per le tempistiche dei procedimenti amministrativi

Si auspicano ora tempi veloci di risposta non solo nell’emanazione del decreto interministeriale e della relativa prassi di riferimento, ma soprattutto nelle tempistiche di definizione dei procedimenti amministrativi per il rilascio del permesso di soggiorno. A tal fine il Ministero dell’Interno è stato autorizzato dal comma 23 dell’art. 103 del DL n. 34/2020 a utilizzare, per un periodo massimo di 6 mesi, prestazioni di lavoro a tempo determinato per il tramite di una o più Agenzie di somministrazione di lavoro nel limite massimo di spesa pari, per il 2020, a 30.000.000 euro.

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