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Lunedì, 10 agosto 2020 - Aggiornato alle 6.00

NOTIZIE IN BREVE

I giovani professionisti protestano a piazza Montecitorio

/ REDAZIONE

Giovedì, 9 luglio 2020

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Non essere discriminati nel riconoscimento di misure di sostegno economico, creare un’interlocuzione costante prima dell’approvazione delle norme, investire sulla professione come “risorsa per la crescita e il futuro del Paese”. Sono alcune delle richieste avanzate ieri dai giovani professionisti che si sono ritrovati a piazza Montecitorio per protestare contro la scarsa considerazione che la politica ha riservato all’intero comparto.

Di fronte alla Camera dei Deputati c’erano i rappresentanti dei giovani architetti, avvocati, consulenti del lavoro, geometri, ingegneri, notai e periti industriali, tutti concordi nel ritenere che le misure di contrasto alla crisi e di sostegno all’economia fin qui varate dal Governo “hanno attribuito ai liberi professionisti un’attenzione pressoché marginale o comunque insufficiente”.

Un discorso valido soprattutto per i professionisti ordinistici. Oltre 2 milioni di soggetti di cui gli under 40 rappresentano oltre il 40%. “Siamo i cervelli che non se ne sono andati all’estero ma che hanno scelto di restare”, scrivono le associazioni sindacali dei giovani professionisti nel Manifesto che è stato preparato in vista dell’evento di ieri. “I professionisti indispensabili per il bilancio dello Stato ma considerati un costo inutile quando si tratta di essere aiutati”; che hanno “combattuto dalla trincea in questi mesi difficili” e che “non si rassegnano all’idea che la crisi possa portare alla chiusura di oltre il 20% degli studi”.

Proprio per questo, si è deciso di scendere in piazza, manifestando il proprio disagio e cercando di convogliare l’attenzione della politica almeno su alcuni dei punti programmatici contenuti nel documento presentato ieri.

Tra questi, creare un’interlocuzione costante quando si parla di complessità normativa e criticità operative. Essere considerati “non sono quali ammortizzatori sociali di un sistema burocraticamente appesantito, ma come risorse per la crescita e il futuro del Paese su cui investire”. Ridurre la pressione fiscale, rinviando al 2021 i versamenti a cui ora molti professionisti non riuscirebbero a far fronte.

Più in generale, le associazioni chiedono di arginare il “triste fenomeno dell’emigrazione professionale”. In questo senso, serve “investire sui giovani professionisti perché possano restare nel nostro Paese attraverso un lavoro pagato il giusto e non sfruttato”.

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