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Buona fede a rischio con l’acquisto di crediti d’imposta senza controlli antiriciclaggio

Per la Cassazione l’attività di vigilanza, a prescindere dal decreto Rilancio, era imposta al cessionario dal DLgs. 231/2007 e richiesta dalla UIF

/ Enrico ZANETTI

Venerdì, 9 dicembre 2022

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Sembra farsi sempre più vicino e sempre meno evitabile il redde rationem per quegli intermediari finanziari che, per lo meno fino all’entrata in vigore del c.d. decreto “Antifrodi”, lo scorso 12 novembre 2021, hanno comprato crediti di imposta, derivanti dalle opzioni esercitate ai sensi dell’art. 121 del DL 34/2020 dai beneficiari del superbonus e degli altri bonus edilizi, senza porre in essere idonee procedure di controllo preventivo quanto meno ai sensi e ai fini della disciplina in materia di antiriciclaggio, ai cui obblighi detti enti sono del resto soggetti con riguardo alla generalità delle operazioni che compiono.

Il primo “fuoco di fila” si era avuto con le sentenze della Cassazione depositate lo scorso 28 ottobre 2022, ma è con la sentenza che la ...

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