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Lunedì, 6 luglio 2020 - Aggiornato alle 6.00

FISCO

Ultimo giorno per emettere le note di variazione relative al 2019

La presentazione «posticipata» della dichiarazione annuale IVA dilata i termini ordinari

/ Luca BILANCINI e Emanuele GRECO

Martedì, 30 giugno 2020

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Il soggetto passivo ha facoltà di poter recuperare la maggiore IVA liquidata, laddove, successivamente all’emissione e alla registrazione della fattura, l’operazione, cui questa si riferisce, sia venuta meno in tutto o in parte in conseguenza degli eventi elencati nell’art. 26 comma 2 del DPR 633/72, quali la dichiarazione di nullità, l’annullamento, il mancato pagamento a causa di procedure concorsuali infruttuose et cetera.

La procedura di recupero dell’imposta può avvenire grazie all’emissione della nota di credito, la quale dovrà comunque essere emessa entro un anno dall’effettuazione dell’operazione qualora i suddetti eventi si verifichino per effetto di sopravvenuto accordo tra le parti o per inesattezze della fatturazione (art. 26 comma 3 del DPR 633/72). Tale limite non opera qualora la diminuzione sia dovuta a una causa diversa dalla “sopravvenuta volontà delle parti” (circ. Agenzia delle Entrate 17 gennaio 2018 n. 1).

Come rilevato da prassi ormai costante, con riguardo al termine per effettuare la procedura di rettifica, si sottolinea che, per effetto del combinato disposto degli artt. 19 e 25 del DPR 633/72, le note di variazione devono essere emesse “(e la maggiore imposta a suo tempo versata può essere detratta), al più tardi, entro la data di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui si è verificato il presupposto” che consente di operare la variazione in diminuzione (ex plurimis la già citata circ. n. 1/2018, il principio di diritto n. 5/2020, e le risposte ad interpello n. 107/2020 e n. 192/2020).

Posto che l’emergenza legata alla pandemia COVID-19 ha comportato una proroga del termine ultimo per la presentazione senza sanzioni del modello IVA 2020 (art. 62 del DL 18/2020), come sottolineato nella risposta a interpello 16 aprile 2020 n. 107, “la preventività rispetto a questo termine può ritenersi rispettata a condizione che la nota di variazione in diminuzione sia emessa al massimo entro il termine ultimo di presentazione della dichiarazione IVA 2020, ora prorogato dal 30 aprile al 30 giugno 2020”.

Lo stesso documento di prassi precisava che il soggetto passivo che avesse già presentato il modello IVA 2020, avrebbe comunque potuto esercitare la detrazione, rettificando la dichiarazione entro i termini di cui all’art. 8 comma 6-bis del DPR 322/98.

Sul punto, occorre tuttavia registrare la recentissima precisazione fornita dalla risposta ad interpello del 24 giugno 2020 n. 192, nella quale l’Amministrazione finanziaria, pur confermando quanto sopra affermato relativamente al dies ad quem di emissione della nota di variazione in diminuzione, fornisce elementi nuovi, e, per certi versi, apparentemente difformi rispetto al passato con riguardo all’indicazione della variazione nella dichiarazione annuale IVA.

Nel documento l’Agenzia prende in esame il caso di una procedura concorsuale la cui “infruttuosità” si è palesata nel 2019. Dopo aver rammentato il differimento della presentazione del modello IVA 2020, viene ribadito che, nel caso di specie, “la nota di variazione in diminuzione può essere emessa – e la maggiore imposta a suo tempo versata può essere detratta – al più tardi entro il 30 giugno 2020”. Tuttavia, la stessa Amministrazione finanziaria aggiunge che l’imposta detratta dovrebbe confluire “nella dichiarazione annuale IVA 2021 relativa al periodo d’imposta 2020”.

Considerato il tenore della prassi precedente, resta qualche perplessità in ordine a tale conclusione. Sulla base di quanto espresso nella risposta ad interpello n. 192/2020, ci si potrebbe interrogare in ordine alle ragioni per le quali debba essere emessa la nota di variazione entro il termine per la presentazione della dichiarazione IVA riferita al periodo 2019, se la detrazione viene esercitata nella dichiarazione successiva.

Se è vero, poi, che la “materializzazione” della nota di credito può avvenire nei primi mesi del 2020, è altrettanto vero che già nell’anno precedente il cedente/prestatore avrebbe avuto cognizione degli eventi di cui all’art. 26 comma 2 del DPR 633/72, non essendo necessaria nella fattispecie la “ricezione” del documento (requisito indispensabile per la detrazione dell’IVA relativa agli acquisti di beni e servizi ai sensi dell’art. 178 della direttiva 2006/112/Ce). Va detto, inoltre, che l’annotazione dello stesso documento potrebbe essere avvenuta nel 2020, ma in registri sezionali riferiti all’anno precedente.

Facendo infine riferimento alle istruzioni del modello IVA (che pur sono richiamate dall’istante nella risposta n. 192/2020), occorre sottolineare come nei righi da VE1 a VE12 debbano essere riportate le operazioni per le quali si è verificata l’esigibilità dell’imposta nel 2019, “tenendo conto delle variazioni di cui all’art. 26 registrate per lo stesso anno”. Tale locuzione sembrerebbe includere le note di variazione annotate con riferimento all’anno cui il modello dichiarativo attiene.

Va tuttavia sottolineato come, considerata la necessaria sintesi nell’esposizione del caso, tipica dei documenti di prassi come quello in esame, potrebbero sussistere elementi non noti in grado di far meglio comprendere le conclusioni contenute nella risposta n. 192/2020.

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