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Domenica, 27 novembre 2022

FISCO

Definizione delle liti in Cassazione alternativa alla legge di bilancio

La nuova definizione non pone limiti di valore

/ Alfio CISSELLO

Venerdì, 25 novembre 2022

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La definizione delle liti pendenti in Cassazione, introdotta dall’art. 5 della L. 130/2022 il cui termine di presentazione della domanda e di esecuzione dei versamenti scade il prossimo 16 gennaio 2023 viene, giocoforza, ad intrecciarsi con la definizione delle liti attualmente previste nella bozza del disegno di legge di bilancio 2023.
Ove il testo in circolazione venisse confermato, le due forme di definizione saranno alternative.

I contribuenti devono quindi valutare se aderire all’una o all’altra definizione e, per fortuna, i tempi non sono strettissimi.
Riguardo alla definizione dell’art. 5 della L. 130/2022 deve trattarsi di processi pendenti in Cassazione al 16 settembre 2022, e:
- per le liti del valore sino a 100.000 euro per le quali l’Agenzia delle Entrate è risultata interamente soccombente nei precedenti gradi di giudizio, si paga solo il 5% del valore della lite (stralcio del 95% delle imposte, delle sanzioni e degli interessi);
- per le liti del valore sino a 50.000 euro per le quali l’Agenzia delle Entrate è risultata in parte soccombente nei gradi di merito, si paga il 20% del valore della lite (stralcio dell’80% delle imposte, delle sanzioni e degli interessi).
Gli importi vanno pagati in unica soluzione senza compensazione entro il 16 gennaio 2023.

Ciò detto, la comparazione va fatta tra contribuenti che hanno liti pendenti in Cassazione, distinguendo tra soccombenza integrale dell’Agenzia delle Entrate nei pregressi gradi di giudizio e soccombenza parziale.
La definizione che verosimilmente vedrà luce nella legge di bilancio è strutturata come quella dell’art. 6 del DL 119/2018, quindi senza limiti di valore della lite ai fini dell’accesso ma con una importante innovazione: tutti gli atti impugnati sono definibili a prescindere dal fatto che siano sostanzialmente impositivi o meno, quindi su questo aspetto non ci sono differenze rispetto all’art. 5 della L. 130/2022.

Analizziamo il caso del contribuente che nei gradi precedenti ha sempre vinto:
- se fruisce dell’art. 5 della L. 130/2022, paga solo il 5% delle imposte senza rateazione entro il 16 gennaio 2023;
- se fruisce dell’altra definizione, paga sempre solo il 5% delle imposte ma il termine è il 30 giugno 2023, con rateazione in massimo 20 rate trimestrali se gli importi superano i 1.000 euro e senza possibilità di compensazione.

In questo caso gli effetti sono identici, salvo che per la rateazione.
Attenzione però: se il valore della lite supera i 100.000 euro, è possibile definire solo ai sensi della definizione che verrà.
Molto più complicata è la situazione di coloro i quali hanno vinto solo in parte nei pregressi gradi.
Se il valore della lite non supera i 50.000 euro, possono definire ai sensi dell’art. 5 pagando il 20% delle imposte entro il 16 gennaio 2023 in unica soluzione.

Invece, se ci si riferisce all’altra definizione i parametri sono diversi, in quanto bisogna avere riguardo all’ultima sentenza depositata alla data di entrata in vigore della legge di bilancio, quindi alla sentenza della Corte di giustizia tributaria di secondo grado. E’ quindi irrilevante la sentenza del giudice di primo grado.
Precisamente:
- se il contribuente ha vinto in appello, si paga solo il 15% delle imposte;
- se il contribuente ha perso in appello, si pagano tutte le imposte;
- se il contribuente ha vinto in parte, si “divide” la sentenza e si paga sulla parte di ricorso accolto il 15% e sull’altra tutte le imposte, cosa che in alcuni casi risulta molto difficile da applicare.

Soccombenza parziale da valutare con cautela

Questi ultimi parametri valgono quand’anche il processo non penda ancora in Cassazione, salvo siano ancora pendenti i termini per proporre ricorso (termini che comunque saranno sospesi). Lo stesso dicasi se il valore della lite supera i 50.000 euro.

Invece, se pendessero i termini per la riassunzione in rinvio la lite si può definire pagando il 90% delle imposte.
Ove, astrattamente, il contribuente potesse alternativamente avvalersi dell’una piuttosto che dell’altra definizione (lite del valore sino a 50.000 euro e processo pendente in Cassazione al 16 settembre 2022), bisogna ponderare bene la fattispecie:
- se in primo grado il contribuente ha vinto e in secondo grado ha perso, certamente conviene la definizione dell’art. 5 della L. 130/2022, in quanto si pagherebbe il 20% delle imposte e non tutte le imposte;
- se, di contro, il contribuente in primo grado ha perso e in secondo grado ha vinto, la definizione della legge di bilancio prevede uno stralcio dell’85% delle imposte e non dell’80% e, per di più, è ammesso il pagamento rateale.

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