Sul deposito dei bilanci i commercialisti confermano la contrarietà all’allargamento
L’articolo 13 del Ddl. concorrenza “rischia di creare un precedente normativo incoerente”, perché introduce un criterio, l’estensione di una competenza “senza verificare preventivamente formazione, abilitazione e responsabilità”, che “potrebbe essere replicato in altri ambiti professionali”. In audizione presso la Commissione Attività produttive della Camera, i commercialisti esprimono la loro contrarietà sull’allargamento ai consulenti del lavoro della competenza in materia di deposito dei bilanci presso il Registro delle imprese.
Secondo il Presidente del CNDCEC, Elbano de Nuccio, “la questione non è corporativa, ma di interesse pubblico. Siamo di fronte – ha commentato tramite una nota stampa – all’ennesimo tentativo di mettere in discussione una funzione professionale che il legislatore ha introdotto per garantire certezza, affidabilità e tutela del mercato. La riserva attribuita dal 2003 ai commercialisti è collegata alla loro formazione e alle competenze aziendali, contabili e societarie. Il professionista che trasmette i documenti attesta la loro conformità agli originali”. Il tema, dunque, è la responsabilità collegata all’adempimento, che “richiede preparazione specifica”.
A sostegno della propria tesi, il Consiglio nazionale ha depositato alla Camera un documento per il tramite del Vicepresidente Vincenzo Moretta, presente in audizione. “Il deposito del bilancio – ha spiegato – non è un semplice adempimento telematico, ma l’ultimo passaggio di un procedimento che presuppone conoscenze di diritto societario, contabilità, bilancio e responsabilità professionale. La semplificazione non può tradursi nell’estensione di attività specialistiche a professionisti il cui percorso abilitante non garantisce necessariamente la medesima preparazione”.
Di qui, la richiesta di sopprimere l’articolo 13 perché “privo di una motivazione concorrenziale sufficientemente dimostrata e non supportato da adeguate garanzie tecnico-professionali con il fine di preservare la qualità e l’affidabilità del sistema economico e professionale”.
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