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Giovedì, 24 settembre 2020 - Aggiornato alle 6.00

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Bussoni: «Tassare il contante sarebbe una stangata sui consumi»

Il Segretario generale di Confesercenti boccia la proposta di Confindustria ma si dice favorevole agli incentivi sui pagamenti tracciabili

/ Savino GALLO

Mercoledì, 18 settembre 2019

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Una “stangata sui consumi”. Così Mauro Bussoni, Segretario generale di Confesercenti commenta la proposta, avanzata dal Centro studi di Confindustria, di tassare del 2% i prelievi di contante oltre i 1.500 euro mensili e, contemporaneamente, introdurre un credito d’imposta dello stesso importo per i pagamenti effettuati con moneta elettronica. Una proposta che Bussoni definisce “buona a metà”, perché convince dal punto di vista dell’incentivazione all’utilizzo di metodi di pagamento tracciabili, ma molto meno per ciò che riguarda la limitazione sul contante.

Segretario, perché Confesercenti è contraria alla proposta di Confindustria?
“Premesso che sulla necessità di utilizzare maggiormente la moneta elettronica siamo tutti d’accordo, questo non può essere fatto attraverso un processo di penalizzazione dell’utilizzo del contante, che andrebbe a svantaggio soprattutto di alcune categorie, pensiamo agli anziani che hanno poca dimestichezza con queste tipologie di pagamento, e creerebbe due effetti negativi”.

Quali?
“Intanto, si incentiverebbe il nero. Chi ha la possibilità di avere contante in mano non lo porterebbe più in banca e magari lo terrebbe a casa. Anche con tutti i possibili rischi, sapendo della tassazione sui prelievi non ci si andrebbe comunque a penalizzare da soli. In più, ci sarebbe l’effetto negativo sui consumi, che sono la vera emergenza economica di questo Paese. Nel 2019, la variazione dei consumi si fermerà al + 0,3%, il valore più basso degli ultimi cinque anni. Se non riprendono i consumi il Paese non rialza la testa. Più che varare misure limitative, dunque, c’è bisogno di politiche espansive”.

Quindi, bisognerebbe intervenire solo dal lato degli incentivi ai pagamenti elettronici?
“Intanto, andrebbero risolti i problemi con la diffusione della banda larga su tutto il territorio, la predisposizione di carte di credito contact less per i piccoli pagamenti e la riduzione dei costi per le transazioni e l’utilizzo del POS. Poi va varato un provvedimento serio, accompagnato da una forte campagna informativa”.

Un provvedimento che potrebbe contemplare il credito d’imposta del 2% proposto da Confindustria?
“Questa parte della proposta è buona. Le banche potrebbero anche fare da sostituti d’imposta. Incentiviamo e teniamo conto dei volumi: le famiglie italiane spendono in un anno circa 800 miliardi di euro, di cui 200 tramite carte. Noi crediamo che nell’arco di un triennio, con una seria politica di incentivazione, si possa arrivare a circa la metà di quanto speso. Si creerebbe un circolo virtuoso sui consumi che porterebbe benefici sia ai consumatori che allo Stato”.

Però, eliminando la tassazione sul contante andrebbero poi cercate le coperture per quel credito d’imposta.
“Facciamo un ragionamento semplice. Una parte del credito d’imposta andrà a finire in una maggiore propensione all’acquisto (secondo Confesercenti, la misura costerebbe a regime circa 9 miliardi di euro l’anno e creerebbe una maggiore disponibilità delle famiglie per circa 8 miliardi di nuova spesa, da cui il Fisco recupererebbe a sua volta circa 4 miliardi tra IVA e imposte sui redditi, ndr). Si potrebbe ragionare anche sulla possibilità che, su un’ipotesi di credito d’imposta, l’1% possa mettercelo il sistema bancario e l’altro 1% lo Stato. E poi ci sono i vantaggi in termini di emersione dell’evasione fiscale che altrimenti non ci sarebbe”.

Quello rimane l’obiettivo principale.
“Siamo i primi a dire che bisogna rendere tutto trasparente e combattere l’evasione. Ma oggi, tra fatturazione elettronica e invio telematico dei corrispettivi, ci sono già tutti gli strumenti per farlo. Mi pare, però, che rimanga ancora una presunzione di evasione nei confronti del nostro mondo. Dunque, se vogliamo incentivare la tracciabilità dei pagamenti, facciamolo. Ma senza andare a penalizzare l’utilizzo del  contante”.

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