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Lunedì, 30 marzo 2020 - Aggiornato alle 6.00

IL CASO DEL GIORNO

Fuori campo IVA le raccolte fondi tramite crowdfunding

/ Dario BONSANTO

Giovedì, 26 marzo 2020

In questo periodo si assiste ad un moltiplicarsi di iniziative solidaristiche attuate attraverso raccolte fondi da devolvere ad ospedali e strutture sanitarie.

Il raggiungimento di tali obiettivi viene, poi, semplificato dall’utilizzo di piattaforme di crowdfunding, le quali sono in grado di mettere in contatto il promotore dell’iniziativa con la possibile platea di donatori.
Da un punto di vista fiscale, le raccolte fondi di questo tipo ricadono nella forma del c.d. “donation-based” crowdfunding, in cui i donatori contribuiscono alla causa con un apporto monetario senza, tuttavia, ricevere alcun bene o servizio in cambio. Ciò che, quindi, prevale in tale schema risulta essere, senz’altro, il fine solidaristico che muove i soggetti che effettuano le donazioni.

Per quanto, poi, nello specifico riguarda gli aspetti IVA, ad avviso della Commissione europea, uno schema così strutturato, in cui il soggetto contribuisce con una donazione libera e senza ricevere beni o servizi in cambio, non ricade nell’ambito applicativo dell’imposta (cfr. Documento Commissione Europea Working paper 6 febbraio 2015 n. 836).
Ai fini IVA quindi, la somma erogata dal donante può essere considerata come una mera cessione di denaro, la quale, ai sensi dell’art. 2 comma 3 lett. a) del DPR 633/72, non costituisce una cessione di beni (viene, pertanto, meno il presupposto oggettivo per l’applicazione dell’imposta).

Di conseguenza, nelle ipotesi in cui il promotore della campagna sia un soggetto passivo, lo stesso – per le somme raccolte – non risulterà tenuto a porre in essere alcun tipo di adempimento ai fini IVA.
Allo stesso modo, anche la successiva devoluzione delle somme raccolte nei confronti del beneficiario finale potrà avvenire fuori campo IVA ex art. 2 comma 3 lett. a) del DPR 633/72, data l’assenza dei presupposti per l’applicazione dell’imposta, nonché la mancanza del sinallagma tra le parti.

Dai rapporti tra donatori e promotore della campagna, occorrerà, poi, tenere distinti quelli di quest’ultimo con la piattaforma di crowdfunding. Nell’ambito dello schema descritto, infatti, le piattaforme garantiscono al promotore la possibilità di raggiungere una vasta platea di soggetti e di entrare in contatto con loro. A tal fine bisognerà, dunque, verificare se la suddetta attività – così come strutturata – possa assumere rilevanza ai fini dell’imposta.
In proposito, sempre ad avviso della Commissione europea (cfr. Documento Commissione europea Working paper 6 febbraio 2015 n. 836), l’attività svolta dalla piattaforma rientrerebbe tra le prestazioni di servizi di intermediazione, costituendo, pertanto, un’attività economica rilevante ai fini IVA.

Nel medesimo documento, la Commissione ha, poi, precisato come, nel caso in cui tali servizi di intermediazione abbiano ad oggetto servizi finanziari (quali pagamenti o trasferimenti di denaro), occorra considerare gli stessi quali esenti ai fini IVA, per effetto di quanto disposto dall’art. 135 della direttiva 2006/112/Ce (essendo, invece, di norma, prevista l’applicazione dell’IVA negli altri casi).

Esenzione IVA per i servizi prestati dalla piattaforma

Avendo, dunque, riguardo alla normativa interna, nell’ipotesi in cui la piattaforma – per i servizi di intermediazione resi – trattenga delle commissioni, le stesse, nella specifica ipotesi delle raccolte fondi con spirito di liberalità, potranno essere fatturate (nei confronti del promotore della campagna) in regime di esenzione IVA per effetto del combinato disposto del comma 1 numeri 1) e 9) dell’ art. 10 del DPR 633/72, trattandosi di servizi di intermediazione in operazioni di pagamento.

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