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Venerdì, 24 maggio 2019 - Aggiornato alle 6.00

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Zago: «Semplificazioni e più ascolto dalla politica»

Il Presidente dell’ODCEC di Bolzano è stato appena eletto alla guida della Conferenza permanente degli Ordini del Triveneto

/ Savino GALLO

Sabato, 13 aprile 2019

Claudio Zago, Presidente dell’Ordine dei commercialisti di Bolzano, è il nuovo Presidente della Conferenza permanente degli Ordini delle Tre Venezie, organo di indirizzo politico deputato a promuovere il processo di sviluppo e di rafforzamento della categoria, rappresentativo degli oltre 11 mila professionisti iscritti ai 13 Ordini del Triveneto. Zago, che rimarrà in carica fino alla fine del 2020, succede a Margherita Monti, attuale Presidente dei commercialisti di Vicenza.

“L’obiettivo – esordisce Zago nella chiacchierata con Eutekne.info – è proseguire l’attività dei miei predecessori, che hanno sempre condotto molto bene la Conferenza, augurandomi di avere gli stessi risultati che hanno ottenuto loro. L’impegno, da questo punto di vista, sarà massimo”.

Ha già in mente delle priorità?
“Il Presidente della Conferenza è un primus inter pares. Come sempre, si deciderà tutto assieme agli altri 12 Presidenti, le linee guida le determina il coordinamento nel suo insieme”.

Il Triveneto, statistiche della FNC alla mano, è il territorio dove la professione se la passa meglio. Si è avvertito il momento di difficoltà che vive la categoria in generale?
“Le problematiche non sono diverse da quelle che si vivono su tutto il territorio nazionale. La base è stanca di essere poco ascoltata dalla politica ed essere subissata da adempimenti superflui e ridondanti. La necessità è ottenere una semplificazione in ambito amministrativo e contabile, riorganizzando il calendario fiscale ed eliminando adempimenti inutili. Perché questo crea, anche in un territorio come il nostro, costi per le aziende e non solo”.

Quindi, prima di tutto semplificare.
“Il Consiglio nazionale ha presentato un pacchetto di semplificazioni fiscali a costo zero. Non c’è bisogno di copertura ma solo della volontà politica di abolire determinati adempimenti. Uno per tutti, il rilascio delle deleghe per ogni tipo di comunicazione telematica”.

Il passaggio alla delega cumulativa nel Ddl. semplificazioni dovrebbe esserci.
“Ed è positivo. Queste misure hanno un impatto zero sui conti, ma allo stesso tempo semplificherebbero di molto il nostro lavoro, permettendoci di dedicarci ad aspetti non meramente burocratici. Noi siamo una professione non una categoria che svolge servizi”.

Restando al Ddl. semplificazioni, cosa ne pensa delle cessioni d’azienda allargate ai commercialisti?
“Come può immaginare, io non sono un neo-iscritto e ricordo bene che, fino al 1993, era concesso ai commercialisti redigere, stipulare e registrare i contratti di cessione e affitto d’azienda. La fede pubblica era tutelata, non fosse altro perché siamo iscritti a un Ordine professionale. Ricordo anche che noi siamo soggetti agli adempimenti antiriciclaggio e, quindi, da questo punto di vista possiamo essere una garanzia”.

C’è chi ricorda, però, evidentemente provando a marcare una differenza, che dai commercialisti arrivano poche segnalazioni.
“Statisticamente è vero. Noi a Bolzano abbiamo da tempo siglato un protocollo con i notai e il Commissariato del Governo e ci muoviamo seguendo quel protocollo. Forse è un aspetto positivo del nostro territorio, ma credo che tra noi commercialisti ci sia la massima trasparenza e disponibilità a seguire i dettami normativi. Ecco, anche qui, magari ci piacerebbe un alleggerimento del carico burocratico. Sarebbe molto più semplice gestire questa disciplina non censendo tutta la clientela per segnalare magari una sola attività sospetta. Andrebbe evidenziata solo questa attività, ma sono conscio del fatto che su questo c’è un regolamento europeo”.

Pensa che ci si debba far sentire un po’ di più dalla politica?
“Penso che dovrebbe essere la politica a darci più ascolto, perché credo che il nostro Consiglio nazionale si sia proposto più volte”.

Potrebbe servire una protesta forte, magari uno sciopero, per invertire questo stato di cose?
“È una strada che abbiamo già ipotizzato qualche tempo fa. Sarebbe sicuramente un’iniziativa forte, ma credo sia auspicabile arrivare a un dialogo prima di una rottura definitiva”.

A proposito di dialogo e rapporti, negli ultimi mesi non sono mancati momenti di tensione con altre professioni. Sul territorio quali sono i rapporti?
“Noi collaboriamo moltissimo con le altre professioni. Con i consulenti del lavoro, a Bolzano, condividiamo la sede e abbiamo una cooperativa che si occupa di formazione”.

Ma, a prescindere dalla “casa comune”, sulla questione consulenti-curatori fallimentari qual è la sua posizione?
“I percorsi formativi sono diversi, di conseguenza lo sono anche le competenze. Se poi cambieranno la loro preparazione accademica, inserendo materie legate al diritto fallimentare, allora non potremo opporci. Ma è un percorso lungo, che va gestito in un altro modo. Non può esserci una «manina» che dalla sera alla mattina cambia il testo di un decreto legge. Questo non è tollerabile, altrimenti si finisce sempre per mandare avanti solo gli amici degli amici”.

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